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Drabble event masterpost #2 Hans/Anna

Titolo: Strane nuove abitudini
Parole: 727
Prompt: Frozen, Hans/Anna, au in cui abitano nello stesso condomino. Uno dei due si è appena trasferito, continua a dimenticarsi di aggiungere al proprio mazzo di chiavi quelle del portone e suona sempre all'altro per farsi aprire.
Note: scritta per un drabble event su facebook (sono proprio brava a rispettare i limiti di parole eh), non sarà la cosa migliore che abbia scritto su di loro, ma ogni volta che me li ritrovo davanti io mi sciolgo e niente, forse sono leggermente OOC? Forse no, non mi importa nemmeno, li amo tanto. Modern!AU, Vicini di casa!AU

Strane nuove abitudini

La prima volta che gli suona al citofono, Hans pensa che siano i testimoni di Geova ed è con irritazione crescente che solleva la cornetta; l’irritazione scompare nel momento in cui si accorge che è la ragazza nuova, l’inquilina appena arrivata, quella che si è trasferita due giorni prima al piano di sotto.
«Mi dispiace disturbarti, ma non ho ancora una copia delle chiavi del portone, potresti aprirmi?»
Per un istante l’irritazione prova a tornare a galla, perché come puoi trasferirti e non farti fare le chiavi del posto in cui andrai ad abitare? Però le apre lo stesso, borbottando qualcosa su quanto sia fortunata che lui sia così disponibile.
La seconda volta che l’inquilina del piano di sotto suona al citofono, Hans è appena uscito dalla doccia e come riconosce la sua voce emette uno sbuffo seccato e la redarguisce per la prima volta. Dopo due ore trova un pacchetto di biscotti fatti in casa fuori dalla porta; sopra c’è un biglietto “Da Anna, per la tua gentilezza”.
La terza volta che Anna suona al citofono, Hans la chiama per nome e le domanda se ha bisogno dell’indirizzo di un fabbro nella zona, così, giusto per farsi fare la chiave di quel benedetto portone; la sente ridacchiare e pensa per la prima volta che, anche attraverso quello sgangherato aggeggio, abbia una bella voce.

Non sa bene quando inizi a diventare un rituale giornaliero (forse dopo la sesta volta? O era la decima?), fatto sta che Hans perde il conto e si abitua al fatto che ogni pomeriggio, verso le sette, Anna suonerà il citofono. Non gli dà nemmeno più fastidio, anzi, le conversazioni che iniziano e finiscono in quei cinque minuti sono quasi attese a casa Westergard. Lo diverte sentirla mentre si scusa per l’ennesima volta, gli fa piacere che gli chieda come sta e se la giornata è andata bene ed è più di quanto tanta gente che conosce abbia fatto per lui.

Sono passati due mesi da quando Anna gli ha citofonato la prima volta, quando una sera, in modo del tutto insolito, a suonare non è il citofono, ma il campanello di casa.
Di fronte alla porta si trova una ragazza dai capelli arancioni e gli occhi azzurri, il volto cosparso di lentiggini e un sorriso allegro sul viso; lo guarda come se lo conoscesse da una vita e come apre l’uscio allunga la mano e gli mostra con orgoglio una chiave, la chiave del portone.
«Ta-daan! Sei contento? Da oggi non ti scoccerò più!» esclama con un sorriso «Sono Anna, sai? La ragazza del piano di sotto».
Non capisce bene cosa sia quella sensazione di fastidio che prova alla bocca dello stomaco, forse, in fondo, quei cinque minuti li attendeva un po’ ogni sera e ora che si sente dire che possono archiviarli, come se non fossero mai avvenuti, ci rimane quasi male.
«Hai trovato un fabbro alla fine» risponde gentilmente «Mi chiamo Hans».
«Lo so» sorride lei, per poi correggersi di fronte al suo sopracciglio alzato e arrossire leggermente «C’è il tuo nome sulla cassetta delle lettere».
«Giusto» mormora, senza sapere bene cosa dire. Forse nemmeno si aspettava che Anna fosse così carina, cioè nella sua testa era una di quelle ragazze sbadate e un po’ goffe che nessuno si fila, magari con degli occhiali troppo grandi per il suo viso e un naso a patata. Ora che però ce l’ha di fronte, lo vede da solo che è completamente diversa da come se l’aspettava e si accorge che, nonostante tutto, un po’ gli piace.
«Uhm, allora io vado» borbotta Anna, con un sorriso impacciato, anche lei a corto di parole «Scusami se ti ho disturbato in questi mesi, è che sono molto distratta e ogni tanto mi dimentico le cose e –»
«Non preoccuparti, non mi hai dato fastidio» risponde Hans, appoggiandosi allo stipite della porta nel vederla allontanarsi.
«Anna!» la richiama nel momento esatto in cui la ragazza si volta «Se dovessi dimenticarti le chiavi non farti problemi a suonare ancora, anche sì, insomma, se volessi qualcuno con cui mangiare una pizza, vedere un film una sera».
La giovane si gira verso di lui e sorride (uno di quei sorrisi luminosi e sinceri che solo le persone felici sono in grado di fare) perché quella proposta inaspettata è più gradita di quanto Hans stesso immagini.
«Grazie, lo farò sicuramente!»

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Titolo: Calico Queen
Parole: 396
Prompt: Frozen, Hans/Anna, old west au, Hans è un avvocato fresco di laurea e già associato ad uno studio importante ed è appena arrivato in una cittadina di frontiera (una strada, quattro case e un becchino) per un motivo x e alloggia all'hotel Arendelle. Bonus: finisce in mezzo ad una rissa ed è Anna a salvarlo (lui però se la sarebbe cavata benissimo anche da solo). Ah, Kristoff fa il mandriano.
Note: allora, anche questa scritta per il drabble event, il punto è che mi rendo conto che qui i personaggi siano OOC. Cla mi ha lasciato un prompt che era off con la realtà storica e siccome sono pigna ho piegato i personaggi per dare un senso ai ruoli scelti. Detto ciò credo che prima o poi vedremo una old west AU devo solo capire se voglio farla di frozen o di un altro fandom. Ma credo Frozen.
Regina di Calico è uno dei nomi con cui vengono definite le prostitute; la Union Pacific Railroad era la ditta che costruì la ferrovia che attraversava gli stati uniti.

Calico Queen

Gli passa un bicchiere di whiskey e lo fissa con aria di disapprovazione.
«Avevo detto niente risse nel mio locale».
«Il mandriano ti ha insultata» borbotta il ragazzo, tamponandosi il sangue sul lato destro del labbro spaccato «Ti ha chiamata “Regina di Calico”».
«Sei in un saloon nel mezzo nel nulla, cosa ti aspettavi che facessi? La moglie del pastore?»
Hans abbassa lo sguardo e un lampo di irritazione gli attraversa gli occhi; odia quel posto schifoso, i suoi abitanti puzzolenti e le strade sterrate. Ogni cosa lì odora di povertà e degrado, il fango e la terra gli si attaccano ai vestiti e la polvere si appiccica alla pelle sudata e pare non doversene staccare mai più. Non importa quante volte si immerga nella tinozza e quanto forte strofini, la puzza non se ne va.
«Quando passerà di qua la ferrovia le cose cambieranno» promette mandando giù in un sorso il contenuto del bicchiere.
«Più prostitute e meno clienti, non vedo l’affare» continua la ragazza pulendo il bancone.
«Potresti smettere di fare questo lavoro, trovare qualcuno che ti sposi e ti porti via».
Anna scoppia a ridere e per una frazione di secondo nei suoi occhi lampeggia il ricordo del sogno di una bambina che si immaginava in un abito bianco accanto al suo principe. Una vita fa, quando era ancora giovane, quando ancora abitava a Est.
«E chi vuoi che mi prenda, Signor Avvocato. Tu forse? Con il tuo panciotto a doppiopetto e l’orologio nel taschino? Mi porteresti nei salotti dell’alta società con te per mostrarmi ai tuoi colleghi della Union Pacific? No, non credo. Sono abbastanza realista da sapere che quello che mi aspetta sono solo mandriani e clienti puzzolenti».
Hans storce il naso, punto sul vivo; è consapevole che Anna abbia ragione, non la porterebbe mai con sé a Boston, non la presenterebbe mai alla sua famiglia. L’unico che forse potrebbe sposarla è il vaccaro biondo che ogni giorno viene a portarle le verdure, sorridendole come un ebete ogni volta che lei gli rivolge la parola.
«Probabilmente hai ragione, ma rimani comunque sprecata in un posto come questo» borbotta alzandosi «Oi, Anna, stasera in camera mia ci vieni lo stesso?»
Ragazza alza appena lo sguardo e gli offre un sorriso stanco, il sorriso di chi sa già come finirà perché di uomini come lui ne ha visti troppi.
«Certo, Hans. Come sempre».



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