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Titolo: in cui Sakura non trova lavoro
Parole: 367
Prompt: Naruto, Naruto/Sakura, Modern!AU in cui Naruto ha un lavoro rispettabile anche se non sembra proprio il tipo, mentre Sakura non riesce a trovarne uno nonostante il curriculum impeccabile
Note: scritta per un drabble event su facebook, siccome già avevo sforato con le parole mi sono dovuta contenere, ma tornerò sicuramente su questa cosa ampliandola e scrivendoci un prequel o un sequel, Devo ancora decidere.
In cui Sakura non trova lavoro

Sakura entra in casa e la porta d’ingresso si chiude con un tonfo; avanza con aria stanza, lanciando via prima una e poi l’altra scarpa col tacco, le ha tenute su tutto il giorno, per ogni singolo colloqui di lavoro e ora non ne può più. Si lascia andare sul divano con un gemito e affonda la faccia in uno dei morbidi cucini che lei e Naruto hanno comprato quando hanno scelto come arredare la casa nuova.
Sei mesi prima.
Sei fottutissimi mesi prima.
“Non preoccuparti, vedrai che presto ti risponderanno da uno degli infiniti colloqui di lavoro che hai fatto” le aveva detto quando avevano deciso di trasferirsi e lei aveva obiettato che era ancora disoccupata.
Ed ora sono passati sei mesi e lei un lavoro ancora non lo ha trovato.
Ringhia sommessamente nel cuscino, come diamine sia possibile lei non ne ha idea. Ha studiato ad Harvard, si è laureata in medicina col massimo dei voti, ha finito la specializzazione in un lampo e ha praticamente seguito Tsunade in ospedale come un’ombra per anni. Dovrebbero essere gli altri a pregarla di lavorare per loro, non lei a vice versa.

Naruto si affaccia dopo qualche minuto dalla porta della stanza, avvicinandosi a lei sorridendo; si siede al suo fianco sul divano e le accarezza i capelli con dolcezza.
«Anche oggi è andata male, Sakura-chan?»
«Ti odio» mormora la ragazza nel cuscino «Non parlarmi».
«Ti ho comprato i pasticcini» è la pacata risposta del suo ragazzo, che oramai ha vissuto quella stessa scena fin troppe volte.
«Ci sono i bignè alla crema?» domanda Sakura, girando solo vagamente il viso verso di lui.
«Sì. Ne vuoi parlare?»
«Il tizio con cui ho fatto il colloquio ha chiamato Tsunade “vecchia stronza”»
«Oh, no» mormora piano Naruto spalancando gli occhi «Non di nuovo».
«Gli ho tirato un pugno»
«Sakura-chan, così non ti assumeranno mai!»
«Oh, per l’amor del cielo, Naruto! Hanno assunto te!»
«Come poliziotto! E non vado in giro a picchiare la gente!»
Sakura riaffonda il viso nel cuscino con aria oltraggiata e gli offre la schiena.
«L’avresti fatto anche tu» è la risposta sommessa che giunge al ragazzo e Naruto sorride, tornando ad accarezzarle i capelli.
«Probabilmente sì».

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Titolo: Procedere assieme
Parole: 284
Prompt: Fairy Tail, Gajeel/Levy. Non lo avrebbe abbandonato, sarebbe rimasta al suo fianco costi quel che costi
Note: Da un sacco volevo scrivere qualcosa su come Gajeel e Levy finisco assieme nel concilio ed eccolo. Sempre grazie al drabble event di facebook, probabilmente più avanti tornerò sull’argomento.
Procedere assieme

Quando Fairy Tail si era sciolta, Levy aveva guardato la sua famiglia smembrarsi; ognuno era andato per la sua strada e il calore rassicurante delle mura della gilda era andato perdendosi assieme a quei volti noti che ora le davano le spalle.
Aveva ponderato a lungo su cosa fosse meglio fare.
Il primo a sparire era stato Natsu, poco dopo era stato il turno di Erza, e poi di Gray e Lluvia e Wendy, sembrava che l’unica a non riuscire ad abbandonare davvero quei luoghi che avevano chiamato casa fosse Lucy; anche Jet e Droy si erano allontanati, anche se, a dirla tutta, loro ci avevano provato a convincerla a seguirli, ma Levy aveva sorriso e aveva scosso il capo.
Così erano spariti tutti, uno dopo l’altro e solo un’altra persona si era fermata ad aspettarla. Gajeel si era girato verso di lei e aveva sbuffato con l’aria scocciata di chi ti fa notare per la millesima volta la stessa cosa:
«Allora, Gamberetto, ti vuoi dare una mossa o no?»
Levy aveva spalancato lo sguardo e nel momento stesso in cui aveva realizzato l’implicita richiesta del Dragon Slayer aveva sorriso.
«Stai zitto, Gajeel, non sai nemmeno dove sia il concilio!»
«Per questo vieni con me, no? Così non mi perdo».
«Figurati, non ti si può lasciare solo mezzo secondo, finiresti per distruggere qualcosa e non sapresti come pagare i danni».
«Non mi confondere con quell’idiota di Salamander».
«Fidati, Gajeeel, è impossibile» ridacchia spingendolo verso l’uscita della città.
Non lo avrebbe lasciato solo, non lo avrebbe abbandonato, non dopo tutto quello che aveva fatto per lei, non dopo tutto quello che avevano affrontato assieme. Sarebbe rimasta al suo fianco, ancora una volta, ad ogni costo.
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Titolo: La prima attesa
Parole: 467
Prompt: Bleach, Isshin/Masaki, La prima attesa
Note: Grazie a Kuruccha che mi ha finalmente dato la possibilità di scrivere su questi due bae. Isshin e Masaki sono due personaggi meravigliosi e li adoro un sacco <3 Scritta per un drabble event su facebook (sì, questa è proprio una drabble, come no).
Disclaimer, Bleach non è mio, ma vorrei tanto che alcuni dei suoi personaggi lo fossero.
La prima attesa

La prima volta che Masaki gli dice di essere incinta Isshin quasi cade dalla sedia.
Non è che non se lo aspetti o non è che non abbiano mai cercato questa gravidanza, semplicemente non pensava sarebbe stato così facile per loro diventare genitori – non che sia facile esserlo, ma insomma accade tutto così in fretta che perde l’equilibrio e si ritrova sul pavimento.
Ryouken, quando gli comunicano la notizia, gli tira un cazzotto in faccia, per poi girarsi verso Masaki e congratularsi con lei; anche Katagiri, le dice, è in attesa del loro primogenito.

Sono mesi incredibilmente lunghi, e Masaki scopre come sia avere delle voglie strane a orari impossibili, scopre cosa voglia dire un marito perennemente preoccupato che segue con lo sguardo ogni tua mossa e si chiede se anche Katagiri si trovi in una situazione simile: un po’ le dispiace che quella parte della sua vita sia oramai perduta.
Isshin però è sempre presente. Le sorride e la conforta, si fida di lei e della sua forza, senza però lasciare che si affatichi mai davvero; per Masaki, ben presto, l’attesa si trasforma in noia.
È per non sentirsi sola che inizia a trascorrere le giornate in clinica assieme a lui, che è forse un po’ troppo entusiasta della cosa e non perde occasione per presentarla a tutti i suoi pazienti, vantandosi di avere la moglie migliore del mondo.
È così che per entrambi la noia si trasforma in risate e sorrisi sbilenchi; Isshin è ancora il suo cavaliere in armatura e Masaki, beh, Masaki è tutto il suo mondo.

È solo durante la notte del parto che quella prima attesa diventa snervante.
Isshin non viene fatto entrare in sala parto e non capisce bene se sia perché Masaki non lo vuole o se è solo l’infermiera ad essere una stronza; al suo fianco Ryouken ride di lui e per la prima volta gli offre una delle sue sigarette.
Isshin stringe i pugni e trattiene il fiato, quando le urla di sua moglie invadono la corsia; è normale, così gli dicono, fa un male cane partorire un bambino e a quanto pare a Masaki l’epidurale non l’hanno fatta.
Si chiede se il suo fisico reggerà, se quello che ha vissuto in passato influirà o meno sull’esito del parto e sul futuro di questo bambino, ma alla fine non gli importa davvero, l’unica cosa che gli interessa è tornare a casa. Con entrambi.

Quando l’attesa finisce – e Isshin si chiede come abbia potuto pensare, anche solo per poco, che non sarebbe mai finita – Masaki lascia che lo facciano e gli sorride. Ed è nel vederla sorridere, sudata e stanca, con quel bambino grinzoso e minuto che tiene tra le braccia, che Isshin capisce che non importa quanto sia lunga l’attesa, per lei ne varrà sempre la pena.


 

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