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Drabble event masterpost #4 One Piece

Titolo: Primi incontri e pessime impressioni
Parole: 263
Prompt: One Piece, Bonney/XDrake, Non ha mai conosciuto nessuno di più sboccato di lei
Note: ennesima fic scritta per il drabble event su facebook; chi ha letto altra roba mia, sa bene quanto io ami questa ship del tutto campata per aria. Sono i miei bambini speciali e li adoro. Bonney nel corso del tempo ha assunto una sua caratterizzazione che si discosta da quella Oda, o meglio Oda non ce l0ha mai davvero ben presentata quindi più che sapere che mangia come un bue ed ha le stesse buone manire di uno zotico, altro non sappiamo. La mia Bonney è esasperata, è volgare, è un po’ burina, in parte è una facciata, in parte no, ma mi piace pensare che a drake vada bene lo stesso.

Primi incontri e pessime impressioni

«Ché la mangi quella?»
Drake alza a malapena lo sguardo sulla ragazza dai capelli rosa che si siede, senza tante cerimonie, sulla sedia di fronte a lui, indicando con braccio teso metà della sua pizza.
«No» risponde seccamente mentre cerca di ricordarsi dove l’abbia già vista.
«Figo» esclama la ragazza allungando la mano e rubando una fetta.
La osserva mentre allunga i piedi sul tavolo e solleva un sopracciglio quando la sente ruttare la prima volta, poi finalmente la riconosce: Jewelry Bonney. Come lui una pirata, come lui una delle Supernove, una taglia che super i cento milioni e a quanto pare la stessa rozzezza di uno dei suoi uomini peggiori.
«La pizza di Sabaody è tipo la meglio, non so che minchia ci mettano dentro, ma porco mondo se è buona! Sei sicuro di non volerne più?»
«No. Tu non potresti comprartela piuttosto, invece di mangiarti la mia?»
Bonney scrolla le spalle e riprende a ruminare, curandosi poco che la sua bocca sia o meno chiusa.
«No. Mi faceva tipo super pena vederti mangiare da solo, Drake. Che i tuoi squinzi non ce l’hanno un po’ di educazione, porca vacca?»
«E non solo loro» ironizza l’uomo.
«Si fa quel che si può, fratello».
«Non sono tuo fratello» borbotta Drake massaggiandosi una tempia «E tira giù quelle gambe dal tavolo, dove pensi di essere?»
«In una fottuta bettola?»
Drake non ha mai conosciuto nessuno più sboccato di lei, ma non riesce a trattenere una risata.
«Se hai ancora fame» le dice sporgendosi solo leggermente verso di lei e sorridendo «Te ne offro un’altra».
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Titolo: Inciso sulla pelle e nel cuore
Parole: 530
Prompt: One Piece, Zoro/Nami, What-if 3D2Y: Se, invece di due, gli anni fossero stati dieci
Note: voi non potete capire cosa ha scatenato in me scrivere questa storia. Spero che possa trasmettere lo stesso calore e la stessa sensazione di nostalgia e affetto che ha trasmesso a me mentre si faceva scrivere, anche se non shippate Zoro e Nami assieme, che in ogni caso sono appena accennati. Questa va tutta a Elena/Kuruccha, che mi ha lasciato il prompt nonostante shippi altro e che è una delle persone che conosco che da più tempo in questo fandom.


Inciso sulla pelle e nel cuore

Il suo senso dell’orientamento non è migliorato, ma la strada riesce a trovarla lo stesso. Perona lo ha accompagnato fino a Sabaody, lo sguardo velato da un’ombra di malinconia, forse di rimpianto; Zoro non gliel’ha chiesto, ha deciso che in fondo non lo vuole sapere.
Perona è stata un intermezzo, un’amica e un’amante, ma ha avuto un inizio e una fine, e come sarebbe potuto essere altrimenti? Roronoa la vedeva con gli occhi, ma non con il cuore, che era rimasto proiettato in avanti (o forse all’indietro) in attesa fremente di tornare a casa, di rivedere la sua famiglia, di rivedere lei.
Quel nome si era frapposto tra loro come una spada di Damocle, perennemente presente, sempre viva nei suoi ricordi, mai realmente lì.

Ora che è tornato, Zoro sente le spalle rigide e il cuore pesante, perché dieci anni sono tanti e il tempo ha uno strano modo di cambiare le cose, per lo meno di solito. In realtà lui non si sente molto diverso, forse più forte, con qualche cicatrice in più e qualche ruga, sicuramente non più saggio, sicuramente non più maturo. Il suo sogno è ancora lì, inciso sulla sua pelle in diagonale; anche il sogno di Rufy è ancora lì, ma quello è inciso sul suo cuore e nella sua anima, e brucia ogni giorno di più.

Non si sarebbe mai aspettato di essere il primo ad arrivare, forse, dentro di sé, era convinto che sarebbe stato l’ultimo e che sarebbero dovuti venire a cercarlo nei meandri più insidiosi dell’arcipelago. Eppure quando arriva di fronte alla Sunny, ad attenderlo non c’è nessuno, solo una macchina da guerra che per dieci anni si è improvvisata guardiano; Zoro lascia che si spenga e prende il suo posto.
Quando lei arriva, quasi non la riconosce; i capelli lunghi e il fisico asciutto sono solo un’ombra di quello che ricordava, eppure è sempre la stessa. Stessi occhi da gatta, stesso sorriso sarcastico. Si piega su di lui, allungando una mano sul suo capo e scompigliandogli dolcemente i capelli.
«E io che pensavo che ti fossi perso».
«Ciao, Nami» lo spadaccino le sorride, e la sua mano va a posarsi su quella della donna, stringendola gentilmente.
«Ciao, Zoro».

Non sa quanto tempo rimanga con lui, lì seduta per terra ad aspettare; anche dopo che tutti gli altri li raggiungono, uno dopo l’altro, Nami rimane con lui a fissare la linea dell’orizzonte. Entrambi in attesa, mano nella mano, con il cuore che batte sempre più forte e la stessa sensazione di eccitazione che hanno provato tanto tempo prima, quando  quel giovane con il cappello di paglia è entrato nelle loro vite.
«Dieci anni e ancora nessun criterio» borbotta Nami con tono bonario.
Zoro scoppia a ridere e stringe più forte quella piccola mano nella sua, come a trasmetterle un messaggio, come a farle capire una verità assoluta. Non che ce ne sia bisogno, tra loro le parole sono sempre state superflue e la fiducia assoluta. Per questo lo sanno entrambi.
L’attesa è quasi finita e, chissà, Rufy potrebbe essere già dietro l’angolo, il sorriso sul volto e il cappello sul capo, pronto a riprendere il mare. Pronto a tornare da loro.

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