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Saint Seiya, Un arrivederci

Autore: Alexiel Mihawk | alexiel_hamona
Titolo: Un arrivederci
Fandom: Saint Seiya
Prompt: Cascata
Parole: 514
Note: Scritta per la terza settimana del Cow-T, prima prova, prompt CASCATA. Si situa dopo la fine della guerra contro Ade, circa un paio di anni dopo, Shiryu e Shunrei vivono assieme e si preparano alla loro nuova vita.

Un arrivederci

«Non è sempre stato così male vivere qui» ride Shunrei, radunando le sue cose con ordine.
La vecchia casa di legno e paglia, in cui ha vissuto per la gran parte della sua vita, la accoglie con un abbraccio, e alla giovane donna piange un po' il cuore al pensiero che presto non sarà più così. Osserva le pareti leggermente rovinate, i segni del tempo sono ovunque, il legno si è gonfiato con gli anni e il vapore e l'umidità della cascata lo hanno trasformato; su uno stipite riesce a vedere le tacche che hanno lasciato lei e Shiryu misurandosi durante gli anni dell'infanzia. Sebbene fosse giunto lì per conquistarsi l'armatura del Dragone, il giovane cavaliere è stato tutta la sua famiglia, un amico, un fratello, un amante, e gli anni che hanno trascorso assieme su quei picchi isolati sono stati i migliori della sua vita – quando ancora non viveva con l'ansia di aspettarlo a casa, di pregare che tornare tutto intero, che fosse ancora vivo.
Mentre Shunrei passa la mano sulla superficie polverosa del vecchio tatami, con lo sguardo triste e l'aria nostalgica, Shiryu rivolge tutta la sua attenzione alla sua vecchia nemica; la cascata ruggisce e rimbomba di fronte a lui, mentre le acque si perdono nel vuoto, in un vortice di schizzi e vapori.
Involontariamente si massaggia le nocche delle mani, ripensando a quante volte in passato ha cercato di invertirne il flusso e non riesce a fare a meno di sorridere un po' della sua ingenuità, un po' per gli assurdi stratagemmi che continuava a inventarsi.
Rammenta quella volta che, dopo essersi fatto prestare la bicicletta da Shunrei, aveva pedalato fino in città, per venticinque chilometri, era entrato in biblioteca e si era messo a consultare grossi volumi di fisica di cui non aveva capito nulla, per poi ripercorrere nuovamente altri venticinque chilometri per tornare e ritrovarsi davanti allo sguardo divertito del suo maestro.
«Non è un addio, amica mia» mormora piano «Solo un arrivederci».
Shunrei compare con passo leggero alle sue spalle, il suo viso è illuminato da un sorriso sincero e quando lo prende per mano, Shiryu è pronto a partire.
«Sei sicura?» le chiede con dolcezza.
«Sì, a meno che tu non senta troppa nostalgia della cascata» lo canzona, prendendolo in giro con aria divertita.
«Ehi» scoppia a ridere l'uomo – anche se ad occhi estranei appare troppo giovane per essere davvero considerato un uomo «Non eri tu che eri preoccupata che fosse pericoloso crescere un bambino in un posto pieno di picchi come questo?»
«Sì, per ora» mormora Shunrei, accarezzandosi il ventre leggermente rigonfio «Ma un giorno lo porteremo qui, quando sarà grande abbastanza».
Il giovane annuisce e sorride.
«Quando sarà il momento».
Si incamminano a passo lento verso la casa che li aspetta a valle, il nuovo capitolo della loro vita (una vita che sperano sia più tranquilla e pacifica di quella che hanno vissuto fino a quel momento), alle loro spalle la cascata romba feroce, scivolando verso il basso, continuando lungo il letto del fiume, immutabile, perenne, attendendo con pazienza il loro ritorno.

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