Alexiel Mihawk (alexiel_hamona) wrote,
Alexiel Mihawk
alexiel_hamona

Originale, Ocean High verse, What if I lose it all?

Autrice: Alexiel Mihawk | alexiel_hamona
Titolo: What if I lose it all?
Fandom: Originale (Ocean High! Verse)
Genere: slice of life, highschool, teenage drama
Warning: human!AU, modern!AU, highschool!AU
Rating: sfw
Parole: 1188
Prompt: Cambiamento + Mare
Note: questa storia è stata scritta per la quinta settimana del COW-T di Mari di Challenge con il prompt: mare. Per Ombrarossa è la terza settimana in cui compaiono prompt relativi all’acqua e iniziavano a scarseggiare le idee, quindi abbiamo deciso di darci da fare e abbiamo creato un vero proprio Verse in cui il mare, i suoi abitanti e gli esseri inanimati ad esso collegati sono diventati delle persone. Seguite l’avvincente storia d’amore tra Cozza e Scoglio, il tormentato amore a senso unico di Onda per Cozza, i drammi di Tesoro, alla ricerca di sé stesso, il rapporto morboso e al limite del consentito tra Mare e sua sorella Onda. Imparate ad amare con noi tutti i membri della Ocean High School di Laguna Bay!
La canzone intramezzata alla storia è "Hey Brother" degli Avicii. In questa storia viene fatto capire che Mare soffre di un Disturbo della personalità Borderline, spero di riuscire ad approfondire meglio la questione in futuro perché è un tema che mi è abbastanza caro, e soprattutto spero che si evolva bene per lui.
In questa storia: un approfondimento su Mare, che non è solo il bulletto che sembra (ma poi giuro che la settimana prossima scriverò qualcosa più in continuity, ma siccome la regola è niente capitoli, allora io scrivo cose a caso sui miei bambini problematici <3 ).
/NON BETATA, NON RILETTA/



What if I lose it all?


Hey brother, there’s an endless road to re-discover.
Hey sister, know the water's sweet but blood is thicker.
Oh, if the sky comes falling down for you,
There’s nothing in this world I wouldn’t do.


Mare non odia davvero il suo nome.
Suo nonno è sempre stato l’unico ad essersi preso cura di lui e di sua sorella ed è con orgoglio che, anche dopo la sua morte, il giovane porta il suo nome. Quello che non sopporta sono le prese in giro, i sorrisetti di chi conosce quel minimo di italiano da sapere che si chiama come quell’enorme distesa d’acqua che ricopre quasi tutto il pianeta. Che poi lui nemmeno ci si sente affine al mare; troppo vasto, troppo accogliente, ci crescono addirittura cose, cose vive. No, decisamente non è il suo elemento, ma è proprio l’acqua che non gli appartiene, se proprio deve associarla a qualcuno la associa ad Ondine, con quel suo modo d fare pacato e plasmante, sempre attenta e meravigliosa; ok forse lui è di parte quando si parla di sua sorella, ma non è che si possa proprio biasimarlo. Il suo elemento, invece, è il fuoco. Sente dentro di sé la stessa furia distruttrice che potrebbe portare le fiamme ad ardere una foresta intera, sa di non riuscire a controllarle e cerca di lavorarci sopra come può, ma ovviamente non gli riesce granché bene. È di nuovo Ondine l’unica ad avere una qualche influenza su di lui e forse è anche per questo che l’associa all’acqua, perché placa le lingue di fuoco che bruciano dentro di lui.
In ogni caso sono tutti discorsi troppo filosofici per lui. Mare non è fatto per i pensieri profondi, è convinto di non essere una persona brillante e in parte la società intera a contribuito ad alimentare questo suo pensiero.
Ricorda ancora quello che ha detto suo padre un giorno, riferendosi a quale dei suoi figli avrebbe desiderato avere come successore del suo impero finanziario.
«Probabilmente mi toccherà scegliere Ondine, è un peccato che sia nata femmina, è così bella e intelligente. Se solo fosse stata un maschio sarebbe stata perfetta; certo Mare è del sesso giusto, ha gli attributi per così dire. Ma ha solo quelli. Non tutte le ciambelle nascono col buco, ad essere sincero non sono nemmeno sicuro che un ragazzo così stupido sia davvero figlio mio».
Ipocrita bastardo. È la sua copia sputata, di chi altri dovrebbe essere figlio? Del giardiniere?
Non che gli importi davvero di quello che pensa suo padre, ma più passa il tempo e più si convince che forse è davvero così, forse non è proprio il caso che continui a studiare perché uno come lui non ha niente da dare al mondo se non una dose di violenza gratuita.
La sua psicologa ha definito il suo un disturbo borderline della personalità; Mare ha smesso di andarci. Tanto di non essere normale lo sapeva già da solo.
Ha capito che avrebbe dovuto andarsene da Laguna Bay nel momento stesso in cui si è reso conto di non riuscire a vedere sua sorella nel mondo in cui la società avrebbe voluto; non saprebbe dire se le prolungate assenze dei loro genitori siano state alla base di quel suo crescere nel senso sbagliato, ma non è che abbia molta importanza. Mare sa di essere sbagliato. È cresciuto con questa consapevolezza e niente riuscirà mai a fargli cambiare idea.
Sa che Ondine lo ama, lo ama come può, in un modo ambiguo e a trattati doloroso, ma almeno lei lo amo; il problema è che per quanto sua sorella si impegni, lui lo sa, non riuscirà mai a ricambiare appieno il sentimento che prova lui. Se non fossero vissuti in simbiosi così a lungo forse ora non avrebbe di questi problemi; dentro di sé si è spesso domandato se non fosse il caso di lasciarsi ogni cosa alle spalle e andare via.
In questo modo anche Ondine avrebbe la possibilità di vivere una vita normale, la verità è che la sola idea gli fa montare dentro una rabbia tale per cui vorrebbe solamente distruggere tutto. Non chiede poi molto, solo un posto in cui tornare, un posto in cui possa sentirsi apprezzato, almeno in parte, senza sentire quella pressante sensazione che gli urla che qualcosa in lui non va.

Hey brother, there’s an endless road to re-discover.
Hey sister, do you still believe in love, I wonder?

Mare non è mai stato molto sveglio e capisce col tempo che forse dallo psicologo avrebbe dovuto continuare ad andare; forse così qualcuno avrebbe saputo spiegargli quel crescente timore che sente attanagliarlo la notte, quando dorme da solo in quel letto troppo grande. La paura di essere abbandonato, di rimanere solo. È qualcosa di inconcepibile e difficile da accettare, soprattutto per un Flow, soprattutto per un ragazzo che a soli diciassette anni si sente già un uomo e vorrebbe riuscire a trovare in sé stesso quell’indipendenza che vede negli altri - che vede in Ondine - e che lo disturba così tanto.
Forse per cominciare potrebbe iniziare a dormire nella sua stanza anche quando sente l’ansia tenerlo sveglio fino ad orari improbabili, invece che alzarsi e andare a infilarsi nel letto di sua sorella; e Onda è sempre fin troppo buona con lui, gli fa spazio e gli tiene una mano, lasciando che si addormenti lì.
Non osa dirglielo, ma Mare lo vede lo stesso il suo sguardo preoccupato e le labbra piegate in un sorriso mesto e sa che la preoccupazione di sua sorella è più che legittima.
Ondine non osa dirglielo, ma Mare sa che dentro di sé continua a pensare che dovrebbe riprendere la terapia, che quel suo stargli così vicino non è solo frutto di un rapporto ambiguo che anche lei si trascina dietro, ma un tentativo di aiutarlo a superare un problema che si rifiuta di vedere.
Per quanto ancora potrà durare quella situazione lui non ne ha idea, ma ogni giorno che passa la vede farsi più lontana e gli sembra che la distanza tra di loro stia lentamente trasformandosi in un abisso e la cosa lo manda in panico, perché non sa come raggiungerla, non sa come afferrarla. Ondine è il suo unico punto di riferimento e Mare sente che la sta perdendo. La cosa lo terrorizza, ma non ha il coraggio di dirle che sono ricominciati gli attacchi di panico.

What if I'm far from home?
Oh, brother I will hear you call.
What if I lose it all?
Oh, sister I will help you out!
Oh, if the sky comes falling down for you,
There’s nothing in this world I wouldn’t do.

Ci sono delle volte in cui pensa davvero che se morisse, se fosse abbastanza coraggioso da farla finita una volta per tutta, forse il mondo sarebbe un posto un po’ migliore. Nessuno dovrebbe più sopportare i suoi ingiustificati attacchi di rabbia, nessuno piangerebbe più per colpa sua, suo padre smetterebbe di guardarlo con quell’aria di disappunto e disgusto con cui lo fissa da quando aveva otto anni. L’unica cosa che lo trattiene, l’ultima scintilla di razionalità gliela dona Ondine. E Mare lo sa, sa quanto sua sorella ne uscirebbe distrutta.
Per questo non lo fa e continua a decidere di andare avanti anche quando la vede allontanarsi sempre di più, anche quando si vomitano addosso parole di odio che nessuno dei due credeva di portarsi dentro, anche quando la vede partire. Non importa cosa accada tra loro, Ondine soffrirebbe lo stesso. E lui l’ha già fatta soffrire abbastanza, e diciotto anni di dolore sono troppi per chiunque.

Mare vuole credere che nella vita ci sia anche altro.
Forse questo è il primo passo, ma lui ancora non lo sa.
Tags: character: mare flow, character: ondine flow, fanfiction: ocean verse, fanfiction: originali
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