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Final Fantasy XII, La ragazza del treno

Prompt: Final Fantasy XII Basch/Ashe modern!Au c'è una ragazza sul treno | Oro
Parole: 1110
Note: scritta per il Cow T di MaridiChallenge, con il prompt: Oro. I fandom è Final Fantasy XII e niente, non so bene cosa dire. È un po' un aborto, non scrivevo su questi due da anni e forse avrei fatto meglio a continuare così, ma spero mi serva per sbloccarmi.
/NON BETATA NON RILETTA/


La ragazza del treno



C'è una ragazza sul treno, seduta proprio di fronte a lui. Ha gli occhi azzurri, penetranti quanto persi nel vuoto, e i corti capelli biondi, tagliati in modo irregolare, le ricadono sul viso ogni volta che fa un movimento.
Basch è sicuro di averla già vista da qualche parte, ma non riesce proprio a ricordare dove. Cerca di non fissarla troppo a lungo, con la consapevolezza che il suo sguardo potrebbe metterla a disagio, e comunque non è proprio il caso che un uomo della sua età di soffermi troppo a guardare le ragazzine.
Perché la giovane di fronte a lui avrà quanti? Vent'anni? Ecco, davvero non è il caso, soprattutto considerando che lui ha quasi vent'anni di più e che non ha intenzione di fare la figura del maniaco.
Senza contare che c'è quel documento che dovrebbe finire di redigere, e se gli avanza tempo, durante il viaggio, dovrebbe pure controllare i bilanci dell'azienda; l'unica sua consolazione è che la prima classe dell'alta velocità è silenziosa e a quell'ora il treno non lo prende quasi nessuno, perché è scomodo, parte tardi e arriva a destinazione ancora più tardi.
Il computer fa un bip sommesso mentre si accende e la giovane davanti a lui sembra riscuotesi nell'udirlo; lo fissa per qualche secondo e Basch può sentire il suo sguardo su di sé.
«Posso attaccare il mio telefono al tuo computer?» gli domanda all'improvviso «È quasi scarico e da questo lato la presa non funziona».
«Figurati, fai pure».
La osserva mentre si allunga verso di lui e gli passa un cavo bianco; è davvero sicuro di averla già vista.
«Ho qualcosa sul viso?» domanda la ragazza, leggermente irritata.
«No, io… Può essere che ci siamo già incontrati».
Alza le spalle, come a dire che anche se fosse lei non ricorda, o comunque non le importa; torna a sedersi e tira le gambe sul sedile, rimettendosi a fissare fuori dalla finestra, dopo qualche secondo pare ripensarci e lo fissa con aria curiosa.
«Lavori alla Dalmasca Tec?»
Basch sorride e scuote il capo.
«No, ma-»
«Assomigli all'amministratore delegato».
«Ci lavora mio fratello. Ecco»
«Oh» mormora piano «Hai ragione, lui non ha quella» indica la cicatrice sulla tempia che Basch si è procurato in un incidente automobilistico a ventisei anni «E ha i capelli più corti».
«In realtà ho lavorato anche io alla Dalmasca Tec, ma è stato dieci anni fa e-»
«Oh, non avevi la cicatrice, vero? Sei invecchiato».
«Non sono vecchio» protesta l'uomo, sorridendo appena «E non potresti comunque sapere quanto sono invecchiato, in fondo quanti anni puoi avere? Venti, ventuno? Cosa sei, una stagista?»
«No. Mi ricordo. Quando è morta mia madre mi hai preso in braccio e mi hai comprato un gelato. Mio padre era troppo impegnato in una riunione con il delegato della Archadia».
«Sei Ashelia B'Nargin Dalmasca?»
«Ashe, solo Ashe» risponde la giovane, arrossendo leggermente come ogni volta che qualcuno pronuncia il suo nome per intero «Non ricordo il tuo nome, però. O forse è capitato che una volta lo usassi per chiamare tuo fratello, certo è che non mi ero mai accorta fosse una persona diversa. Anche se questo spiega il suo diverso modo di porsi nei miei confronti».
«Basch» allunga la mano e Ashe la fissa per qualche istante, stringendola poi con una risatina sommessa «Dove sei diretta?»
«Ovunque. Da nessuna parte, non lo so ancora».
L'uomo la fissa interdetto, quindi solleva un sopracciglio.
«Sono scappata di casa. Una fuga nella notte. Anche se dubito si possa definire a questo modo, oramai ho quasi ventun anni, nemmeno la denuncerebbero la mia scomparsa».
«E come mai?» domanda Basch, spostando di lato il computer.
«Non è così importante, non credi?»
L'uomo annuisce, Ashe è tornata a fissare le ombre fuori dal finestrino e lui si domanda cosa riesca a vedere, oltre al proprio riflesso; capisce che non ha intenzione di rispondere e così riprende il suo lavoro dove si era interrotto.
Trascorrono solo pochi minuti, prima che la giovane gli rivolga di nuovo la parola.
«Credo che tuo fratello sottragga fondi all'azienda. Ma mio padre non ha voluto ascoltarmi quando gliel'ho detto».
«Avevi le prove?»
«Forse».
«Avresti dovuto denunciarlo alla polizia».
«Non dovresti suggerire certe cose, è tuo fratello».
Basch chiude il computer di scatto, in realtà si dimentica perfino di salvare il documento, ma non gli interessa.
«Sai perché sono andato via dalla Dalmasca Tec?» non aspetta una risposta «Mio fratello ha convinto tuo padre che rivelassi informazioni sensibili alla concorrenza; non è la prima volta che lo fa e non sarà sicuramente l'ultima. In ogni caso no, è sufficientemente adulto per prendersi cura di sé stesso».
«Non lo sapevo».
«Nessuno lo sa».
Ashe rimane in silenzio per qualche istante, mordicchiandosi un'unghia, lo osserva con gli stessi occhi che aveva da bambina e Basch per un secondo si sente trasportare indietro nel tempo. Forse è vero, sta diventando vecchio.
Osserva il profilo elegante della ragazza davanti a sé e il suo sguardo si sofferma sulle ciglia allungate, sul décolleté candido, attorno al quale è allacciata una collana dorata. È strano, visti i tratti del suo viso, avrebbe pensato che fosse quel genere di donna che indossa l'oro bianco piuttosto che quello giallo, ma la verità è che indosso ad Ashe starebbe bene qualsiasi cosa. Si sente leggermente in colpa per averci anche solo pensato, dovrebbe ricordarsi che ha visto quella ragazzina quando aveva solo dieci anni e dovrebbe sentirsi decisamente poco propenso a lasciar scivolare il suo sguardo sul suo corpo in quel modo.
«Smettila di fissarmi».
«Scusa» sorride appena distogliendo lo sguardo e tornando a lavorare «Sei diventata molto bella, Ashelia».
«Solo Ashe, solo Ashe va bene».
«Va bene, allora sei diventata molto bella, Ashe».
La ragazza sorride appena e si sporge verso di lui, abbassando lo schermo del suo computer per vederlo meglio.
«Anche tu non sei male, e quella cicatrice ti dona».
Si alza in piedi e si solleva leggermente a prendere una borsa posta nel vano bagagli in alto.
«Io scendo qui» mormora piano.
«Per andare dove?»
«Te l'ho detto, non lo so».
Basch scoppia a ridere e le porge un biglietto da visita.
«Ok, ok. Se continuerai a non saperlo troppo a lungo e deciderai che hai bisogno di una mano, qui c'è il mio numero di telefono».
Ashe lo guarda per qualche istante, aggrotta le sopracciglia, ma accetta lo stesso e il cartoncino bianco scompare nella tasca della sua giacca.
«Non-»
«Non dirò a tuo padre che ti ho vista» le offre la mano e quando la ragazza la stringe, sorride «Buona fortuna, Ashe».
«Arrivederci».
Fa qualche metro, raggiunge l'uscita, quindi si gira ancora una volta.
«Forse, dopotutto, potrei anche chiamarti».

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