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Frozen, Turning point

Parole: 3056
Prompt: difesa
Non betata non riletta, scritta per il Cow.T.

Turning point

Si fece aria con la cartelletta che conteneva l'elenco dei partecipanti e sospirò appena; quel casting era eterno, sembrava che andassero avanti da giorni eppure erano trascorse solo poco ore da quando avevano cominciato. Dalle nove di quella mattina erano sfilati davanti ai loro occhi ogni genere di personaggio, tutti nel tentativo di accaparrarsi il ruolo di protagonista in quello stupido musical, e ognuno di loro si era rivelato profondamente disastroso. Non è che Anna chiedesse tanto, solo avrebbe voluto – per il suo primo Musical portato sul primo vero teatro – qualcuno che sapesse cantare.
«Il prossimo» mormorò sconsolata.
«Mi chiamo Wesealton e sono per la parte del principe Francesco Giovanni».
«Naturalmente» Anna lasciò cadere la testa contro il tavolo e agitò stancamente la mano, sperando che il suo collaboratore prendesse la parola e gli dicesse con grazia che era troppo vecchio.
«Nonno, sei fuori dalla fascia di età di almeno cinquantanni» sbottò Flynn.
«Non per l'ultima scena».
«No, non capisci, tu ci muori in scena».
«Con grazia!» sibilò Anna in modo che solo lui potesse sentirla.
«Al diavolo la grazia. Il prossimo!»
«Il mio nome è Hans Westergard, sono qui per la parte della Morte».
«Come tutti gli altri» gli fa notare Ryder, massaggiandosi le tempie «Prego».
«Cosa ci canti?»
«Die Schatten werden länger».
Anna si illuminò appena, annuendo con convinzione.
«Se stona io chiudo tutto» sibila Flynn, stappandosi una bottiglietta d'acqua e fissando senza convinzione il belloccio di frnte a lui.
«Abbi fiducia».
«È morta, andata, fine. Kaputt. Dov'è Punzie quando serve?».
Anna non gli rispose, troppo impegnata a perdersi dietro alla voce del giovane che si andava esibendo sul palco: era quasi commossa, non per altro, ma era la prima volta da quella mattina che ascoltavano qualcuno senza desiderare di perdere i timpani.
«Voglio piangere» mormorò piano.
«Ti capisco fin troppo bene».
Di tutti i modi in cui avrebbero potuto trascorrere la giornata quello fu sicuramente il peggiore e furono davvero pochi quelli che si dimostrarono all'altezza del ruolo. Non che la loro fosse una produzione degna di Broadway o del West End, ma insomma, ci tenevano in ogni caso a non fare una figura ridicola davanti agli spettatori, soprattutto considerando che per molti di loro era la prima vera occasione di recitare in un vero teatro. E poi Rapunzel si era impegnata così tanto a tradurre tutte le canzoni di Elisabeth che sarebbe stato uno spreco rovinarle con degli attori di scarso talento.
«Sei sicuro che vada bene così?»
«Sì, non preoccuparti, poi ci penserà la direzione a confermarlo, ma per ora dovremmo essere a posto. E non mi sembra che ci fosse nessuno di meglio, non credi?»
«Forse potremmo invertire i ruoli, a livello di colori mi sembrano poco-»
«No e comunque non sarebbe la prima volta, in ogni caso ci penseremo».
Anna annuì e si infilò la giacca di pelle, lasciando che la fodera delicata le scivolasse sulla pelle.
«Allora ci vediamo domani» disse, allontanandosi verso l'uscita «Io vado a morire a casa, magari prima rivedrò un po' la parte».
Flynn agitò debolmente una mano, senza girarsi e la ragazza imboccò l'uscita. Non aveva fatto che pochi passi che si ritrovò ad andare a sbattere contro qualcuno; scivolò all'indietro, perdendo leggermente l'equilibrio e se non fosse stato per la prontezza di riflessi dell'uomo davanti a lei probabilmente sarebbe caduta rovinosamente al suolo.
«Stai bene?»
«Oddio, perdonami! Sono una tale sbadata! Oh, non sei il ragazzo che ha fatto l'audizione prima?» domandò sollevando lo sguardo a osservare il proprietario di quel braccio che ancora la stava sorreggendo.
«Sì, Anna giusto?»
«Sì, e tu dovresti essere Hans. Complimenti per come hai cantato, sei stato davvero bravo e- oddio, forse non dovrei dirlo, non dovrei dire niente prima che vengano rivelati i ruoli».
Il giovane scoppiò a ridere e agitò una mano, come a indicare che non c'erano assolutamente problemi e che non avrebbe fatto domande, quindi indicò la luce soffusa dei lampioni che illuminava la strada.
«Inizia a far buio, stavi andando a casa?»
«Sì».
«Vuoi che ti accompagni? Non sono un fan di chi lascia tornare le ragazze a casa da sole, soprattutto se non c'è gente in giro».
Anna sorrise e scrollò leggermente le spalle.
«Non preoccuparti, sono abituata, davvero».
«Insisto» ribatte Hans, porgendole il braccio – e davvero chi è che ancora porge il braccio al giorno d'oggi? Anna sentì di arrossire appena «E giuro che non ho cattive intenzioni, dopo tutto non potrei mai fare del male alla protagonista dello spettacolo!».
«In questo caso credo accetterò».

Non avrebbe mai dovuto accettare, pensò Anna la mattina successiva, svegliandosi con un leggero mal di testa in un letto che non era il suo. Ricordava le risate, i bicchieri di tequila di troppo, le labbra di Hans sul suo collo. Probabilmente aveva davvero fatto un gran casino, Rapunzel l'avrebbe uccisa: era andata a letto con un collega ancora prima che venisse nominato ufficialmente suo collega. Questa volta aveva dato davvero il meglio di sé.
Il ragazzo borbottò qualcosa e le passò una mano lungo la vita, tirandola più vicina a sé e Anna si sentì avvampare; che era consapevole essere una reazione molto sciocca, soprattutto visto che la sera prima l'aveva vista nuda, ma insomma.
«Che ore sono?» domandò, soffiandole leggermente sul collo.
«Tardi, credo. Mi sa che devo andare».
«Di già?»
«Davvero, è meglio che vada».
Hans si sollevò appena sui gomiti, passandole una mano tra i capelli. Sciolti e scombinati.
«Almeno posso richiamarti?»
«Puoi sempre venire domani alle prove, se vuoi, cioè, ci vediamo lì, ecco».
Le sorrise, avvicinandosi lentamente a baciarle una tempia.
«Non chiedo di meglio».

Anna si aspettava che Hans non la richiamasse, di sicuro non dopo avere scoperto di essere stato selezionato per la parte della Morte nell'adattamento; dopo tutto, si ripeteva, sarebbe stato piuttosto imbarazzante e poco professione per loro uscire, visto che lei avrebbe interpretato Elisabeth e poi sua sorella non le avrebbe mai e poi mai perdonato che eventuali litigi di coppia rovinassero la buona riuscita del musical che lei stessa aveva finanziato.
Hans la richiamò lo stesso, o meglio la chiamò a voce alla fine della riunione con lo staff del primo giorno di prove e le domandò se per caso non avesse voglia di accompagnarlo a vedere quel nuovo film appena uscito.
«Oh! Molto volentieri! Adoro i super eroi!»
«Davvero?»
«Oh, sì! Ho visto tutti i film degli Avengers!»
Hans sorrise appena, accompagnandola fuori dal teatro.
«Capisco, i film… E chi è il tuo preferito?»
«Capitan America!» esclamò la ragazza, trattenendo a malapena un gridolino «È così biondo e prestante e corretto!»
«Un po' troppo, è un vero palo in culo».
«Dici così solo perché è seccante avere di fianco qualcuno che dice sempre quale sia la cosa giusta da fare, però è un personaggio retto e con forti valori morali. Mi piace tanto».
«Dov'erano i suoi valori morali quando si è rifiutato di consegnare Wanda? Dov'è quando ha marciato contro gli X-Men con la pretesa di bloccare la forza fenice?»
«Non ho idea di cosa tu stia dicendo… Non ho mai letto i fumetti. Sono davvero troppi e non so da dove iniziare, quindi ho scelto di godermi e basta i film».
«Capisco, quindi non hai idea di chi sia Deadpool».
«No, ma ho visto il trailer e mi ispirava un sacco, allora sono andata su wikipedia a cercare e poi su tumblr e ho capito che ha una relazione complicata con Spiderman e ho pensato “oh no”, perché Spiderman è tornato alla Marvel e la Fox non ha più i diritti e quindi -»
«Ok, ok, prometto che ti porto a vederlo».
La verità era che ad Hans non poteva importare meno di niente delle manie di Anna per i super eroi, non era solo perché trovava ridicoli quei presunti fan di seconda categoria che fingevano di apprezzare qualcosa solo dopo aver visto il film (cosa costasse poi procurarsi i fumetti non lo avrebbe mai capito, sei un pezzente e non puoi pagarli? Fai altro!), era proprio un problema a monte: ad Hans di Anna non importava assolutamente niente.
Sì indubbiamente era una ragazza carina, probabilmente anche intelligente, sebbene la sua ingenuità lo infastidisse su più livelli, ma non aveva alcuna importanza perché tutto quello che Hans aveva voluto da lei era che lo scegliesse come suo compagno per il ruolo della Morte nel musical. Dopo tutto, chi meglio della protagonista femminile aveva voce in capitolo nella scelta? Quindi ci era andato a letto, nella speranza che questo potesse aiutarlo e ovviamente aveva funzionato – perché con lui funzionava sempre, era abituato a farsi strada con voce suadente e modi gentili, utilizzando ogni mezzo legittimo o meno per ottenere ciò che voleva.
Non aveva previsto però che Anna si sarebbe legata a lui, né che avrebbe ricercato nella sua persona quel genere di silenzioso conforto che spesso si cerca nelle persone di cui si ha fiducia; se all'inizio le aveva dato corda era stato solo per vedere fin dove potesse spingere quella situazione.
Un esperimento, si era detto, niente di più, niente di meno. Questo era Anna per lui, un banco di prova per testare le sue innate abilità di manipolazione; certo era quel genere di cavia piacevole da avere tra le mani, era dotata di una voce eccezionale e cantare al suo fianco era estremamente appagante, e il suo corpo riusciva a soddisfarlo in modo che non avrebbe mai creduto possibile per una ragazzina come lei.
Non si era mai sentito così affine a un personaggio teatrale prima di quel momento; la morte nel musical non era poi così dissimile dalla sua persona nella vita reale, ovviamente scevro di quei sentimenti inutili che nel testo teatrale pareva provare per la principessa Sissi. Anche Anna aveva molto di Sissi, lo stesso indomito coraggio, lo stesso entusiasmo, la voglia di essere amata, e di essere libera.
C'è qualcosa di ironico e di affascinante in quella situazione, ci pensava spesso. Ci pensava sul palco, quando Anna danzava tra le sue braccia cantando Wenn ich tanzen will, mentre come un gabbiano si allontanava via per poi tornare da lui come sospinta dalla brezza, mentre correva da una parte all'altra, persino mentre duettava con quel tale, Kristoff, che interpretava il principe Francesco Giuseppe.
Ci pensava quando la osservava dormire, nuda nel suo letto, semicoperta dal lenzuolo leggerlo; quando rideva di una sua battuta, coprendosi leggermente la bocca con la mano delicata; quando la vedeva assorta nei suoi pensieri, intenta a leggere o a seguire con trepidazione qualche show televisivo.
Quello di però sembra non accorgersi, era l'inquietante quantitativo di tempo che passava a guardarla, una quantità un po' troppo consistente per una persona che dichiarava – almeno a sé stessa – di non nutrire alcun interesse.

In qualche modo, senza che nessuno dei due ci facesse troppo caso, trascorsero sei mesi; giunse il giorno della prima e passò e dopo circa due settimane che lo spettacolo continuava ad andare avanti, riscuotendo un successo insperato, accadde qualcosa che spinse entrambi a rivalutare le proprie priorità.
Successe per caso, nessuno dei due si era accorto che l'altro si trovava nella stanza adiacente a telefonare e come sempre accadeva durante le telefonate, avvenne che una frase fosse pronunciata con un tono di voce un po' troppo alto proprio nel momento in cui tutti e due si trovavano in procinto di uscire sul balconcino comunicante.
«Come sarebbe a dire che mi sto illudendo eccessivamente di questa relazione, sono convinta appieno delle capacità di Hans come artista, non è un caso se l'abbiamo scelto non appena ha finito il provino».
«Figurati se mi importa qualsiasi cosa, sono andato a letto con Anna solo per ottenere la parte e l'ho avuta, esattamente come previsto».
Si fissarono per qualche istante, senza sapere cosa dire, mentre i rispettivi interlocutori andavano avanti a parlare, inconsapevoli di restare inascoltati.
«Ti richiamo io» borbottarono entrambi.
«Come sarebbe a dire che mi avevi già assegnato la parte?»
«Come sarebbe a dire che sei venuto a letto con me solo per ottenerla?» domandò Anna, sentendo in qualche modo tradita la fiducia che aveva riposto in lui «Io… Non importa, sai cosa? Me ne vado!»

«Anna, Anna, si può sapere che hai oggi?» sbraitò Flynn redarguendola per la terza volta nel giro di un'ora «Continui a stonare e non riesci a concentrarti per più di dieci minuti di fila! Se proprio non ti senti bene prenditi la giornata e stasera ti facciamo sostituire da qualcuno!»
La giovane avvampò leggermente, preda della frustrazione e dell'imbarazzo, quindi annuì.
«Forse hai ragione, è meglio che per oggi vada a casa».
Eugene la guardò, leggermente interdetto; non era da lei accondiscendere con tanta facilità, Anna era solita affrontare ogni situazione a testa bassa, buttandosi a capofitto nelle cose e cercando di superare qualsiasi problema le si parasse di fronte.
«Certo».
La ragazza si precipitò giù dal palco, afferrando con una sola mano la borsa che aveva lasciato su una delle poltrone e si precipitò verso l'uscita, senza nemmeno salutare.
«Ma che le è preso?»
«Avrà le sue cose» commentò Hans, distogliendo lo sguardo.
Anna arrivò a casa a tempo di record, percorrendo tutta la strada di corsa; si tolse le scarpe con un gesto secco e si lasciò cadere sul divano, affondando il viso tra i cuscini.
«Stupida, stupida, stupida, Anna».
Rotolò sulla schiena, stringendo tra le braccia un grosso peluche a forma di pupazzo di neve, regalo di sua sorella; ecco, Elsa avrebbe saputo cosa fare, sarebbe stata adamantina e non avrebbe avuto dubbi su quale fosse il modo migliore di comportarsi in quella situazione. Ma ovviamente non poteva parlarne con lei, sapeva già cosa le avrebbe risposto sua sorella.
«Non avresti dovuto fidarti, ti fidi sempre troppo, io te lo avevo detto».
E aveva anche ragione, non era certo ciò che voleva sentirsi dire in quel momento. No, Anna aveva bisogno di conforto, di sentire che per una (non pretendeva l'impossibile, solo una) volta riuscisse a trovare una gioia nella sua vita.
«Non avrei mai dovuto lasciare che mi accompagnasse a casa» mormorò piano, senza udire la porta di ingresso aprirsi.
«Anna? Sei a casa?» la voce delicata di sua cugina invase il corridoio.
«Punz? Sei tu? Che ci fai qui?»
«Ero preoccupata, Flynn mi ha detto che sei corsa via e ho pensato… è per via di Hans?»
Anna annuì, grata che Rapunzel fosse lì; si scostò leggermente, facendole spazio sul divano accanto a sé.
«Non pensavo di rimanerci così male, sai?» mormorò tirandosi le ginocchia al petto «Non so, è che credevo che Hans fosse diverso, così non ci ho nemmeno provato a difendermi da lui; non gli ho risposto male, sono stata così sciocca e disponibile che è ovvio che abbia pensato solo a quanto fosse facile approfittarsi di me».
«Non dovevi mica difenderti, Anna! Una relazione si basa su questo, sulla fiducia e lui ti piaceva, quindi hai scelto di fidarti; non posso nemmeno dirti che hai sbagliato, perché non sei certo stata tu a porre una bugia alla base del vostro rapporto».
Anna annuì, tirando leggermente su col naso.
«Mi piaceva davvero tanto».
«Lo so, mi dispiace tanto».
Non che Anna fosse l'unica in questa situazione, anche Hans, per quanto precedentemente convinto che il suo modo di fare fosse quello giusto, iniziava a nutrire dei dubbi su sé stesso.
«Probabilmente sono davvero una persona orribile…» borbottò tra sé, fissando lo schermo spento del televisore.
«Sì, sì, sei una piccola merda, su questo non c'erano dubbi» gli rispose suo fratello dalla cucina.
«Ti ringrazio, Levi, davvero. Ma non stavo parlando con te».
«No, certo che no, non stai parlando con me, e sai perché? Perché tu non parli mai con nessuno, fai sempre di testa tua e poi scopri di avere fatto le più grandi stronzate di questa terra e vieni a lamentarti di quanto sei stupido».
«Non sono venuto a lamentarmi! Prima di tutto questo è il mio appartamento» gli fece notare Hans, avvicinandosi alla porta della cucina «E poi perché- Cosa stai facendo?»
«Sto cucinando, cosa sembra che stia facendo?»
«Perché stai cucinando?»
«Perché quando ti deprimi vai in calo di zuccheri e diventi insopportabile quindi ti sto preparando una torta».
«Non divento insopportabile!»
«Lo sei già, vedila come una forma di autodifesa preventiva, ok? Intanto che si cuoce, perché non ti siedi lì, da bravo, e mi dici cosa hai combinato questa volta?»
Hans borbottò qualcosa che poteva assomigliare a un insultò, ma si sedette ugualmente, fissando il fratello con sguardo arcigno.
«Non mi va di parlarne».
«Oh, quindi immagino si tratti di una ragazza».
«Se fosse solo una ragazza qualsiasi non avrei problemi, Levi».
«Qualcuno con cui lavori?»
«Anna, si tratta di Anna. È la ragazza che fa Elisabeth nel musical».
«Oddio, Hans, cosa le hai fatto?»
«Niente!! Cioè, no, mi ci sono avvicinato perché volevo la parte e ci sono andato a letto perché volevo la parte e poi ho scoperto che in realtà me l'aveva già data, capisci?»
«No? Nel senso, credevo vi steste frequentando? Sai quella cosa che fanno le persone normali quando escono assieme?»
«Beh, sì, anche quello, solo che all'inizio non ci tenevo, non lo so, ok? Senti, Levi, non sono come te e Cord, non faccio le cose perché penso siano giuste, semplicemente a volte mi viene un'idea e se penso che sia una buona idea la porto avanti e-»
«Ed era un'idea orribile, vero? Non dovresti mai dare retta alle tue idee».
«Per piacere… Comunque ok, forse è vero. Non ci tenevo e lei ha sentito, per puro caso, che ci sono andato a letto per interesse e ore forse mi odia. Solo che nel mentre ho capito che mi ha scelto prima che ci andassi a letto e capisci che è la prima volta che sento dire da qualcuno che mi sceglie perché pensa che sia bravo?»
«Guarda che un sacco di persone pensano che tu sia bravo e che abbia talento Hans. Solo tu non credi in te stesso e ritieni di avere bisogno di certi mezzucci per arrivare da qualche parte».
«Lo so… O forse non lo so, ma il problema è un altro».
«Che le hai spezzato il cuore perché sei uno stronzo e ora ci devi lavorare?»
«No. È che ho capito una cosa, nel momento stesso in cui l'ho vista andare via».
«E cosa?»
«Forse l'amavo».

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