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Saint Seiya, Il buio di un sudario

Parole: 416
Prompt: Saint Seiya, Saga, il buio di un sudario
Prompt CowT: difesa

Il buio di un sudario

Spalanca gli occhi e le labbra e inspira profondamente, con tutta la forza che ha in corpo, ma si ritrova a boccheggiare. Prova ad alzarsi di scatto, è una reazione impulsiva – si sente come se si fosse svegliato da un incubo – ma il suo corpo cozza pesantemente contro una tavola di legno. Sente sul volto la sensazione sgradevole della stoffa grezza, l’anidride carbonica esce dalle sue narici e vi condensa contro, scaldandogli il viso; con un gesto di stizza si strappa il sudario dal viso. Nel farlo si graffia una mano contro una parete, ma non vi presta attenzione, al momento il suo problema è un altro: non vede nulla. Eppure continua a mandare lo stesso input dal cervello ai bulbi oculari, freneticamente, muovi gli occhi, muovili, guardati attorno. Ma non c’è un attorno, c’è solo il buio e, lentamente, Saga sente il panico invaderlo.
Qualcuno lo ha sepolto. È stato sepolto vivo.
Impreca sommessamente e tende una mano per sentire quanto spazio abbia a sua disposizione, le dita fredde incontrano fin troppo presto la superficie irregolare e scheggiata del coperchio e una smorfia di disgusto gli piega le labbra.
Anche per uno come lui – in grado di piegare il tempo e lo spazio, uscire da quel feretro, che puzza di morte e decomposizione, non è facile; è come se si fosse risvegliato da un sonno lungo un’eternità ed è solo con fatica e concentrazione che riesce a richiamare a sé il suo cosmo.
La terra sopra di lui si rivolta e lo rigurgita fuori e Saga esce, ansimando, annaspando, come un bambino che vede il cielo per la prima volta; il suo sguardo lentamente si riabitua alla luce e riesce a mettere a fuoco due paia di gambe, una mano tesa.
Alza lo sguardo, seguendo il profilo di quel braccio tornito, e i suoi occhi incrociano due iridi cristalline e un sorriso freddo.
«Bentornato tra i vivi, Saga» lo accoglie la voce calda di Shura che, qualche passo più lontano, lo scruta senza muoversi. Saga vorrebbe spostarsi in posizione di difesa, ma come realizza la situazione in cui si trova si rilassa appena e accetta la mano di Camus, uscendo dalla fossa divelta; si guarda intorno e fissa lo sguardo in un punto, gli è sembrato, per un attimo, di sentire un cosmo più nero della notte e per un secondo ha sperato di non essere tornato, non davvero.
«Forza» lo riscuote la voce del cavaliere dell’Aquario «Abbiamo una missione da svolgere».

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