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Autrice: Alexiel Mihawk | alexiel_hamona
Titolo: Made of magic, made of water - Capitolo 2
Fandom: One Piece
Characters: Bartolomeo, Rebecca, Cavendish, Alvida, Bonney, Drake, Kidd, Hawkins
Warning: threesome, demons, modern!AU, demon!AU, gore, lots of blood
Genere: commedy, horror, mistery, thriller, romance
Rating: NSFW
Parole: 10,068
Prompt: Sorpresa, Pericolo
((Capitolo 2 - Parte 1))

«Alvida era stata piuttosto chiara riguardo al non tornare più in quel posto o sbaglio» Bonney afferrò una ciambella glassata alla vaniglia dal piatto e se la portò alla bocca, il suo sguardo severo fisso sulla figura femminile di fronte a lei.
Rebecca sospirò, annuendo piano.
«Lo so, ma non potevo certo rifiutarmi con il sindaco e l’FBI a insistere perché fossi presente, dopo tutto io ci lavoro lì».
«Beh cambia lavoro, cocca. A meno che tu non voglia che la tua essenza venga assorbita dai residui marci di un demone dell’oscurità e fidati a quel punto esplodere sarebbe il minore dei problemi».
«-oh, beh, scusami tanto se non possiamo tutti mantenerci schioccando le dita, sai? Ho studiato e sudato per avere questo lavoro e forse aprire i morti non sarà la cosa più appagante del mondo, ma a me piace, nonostante tutto» sibilò la giovane, cercando di mantenere il tono di voce più basso possibile per non attirare l’attenzione dei clienti del bar.
«Non mi ricordavo gli umani così aggressivi, tu dici proprio tutto quello che ti passa per la testa, non è così piccoletta? Sono sempre più convinta che tu sia la mia preferita, capisco perché Willy vi abbia adottato».
«Non ci ha adottato, l’ho evocato per errore».
«Questa storia sembra ancora più divertente di quella volta che per sbaglio a sposato la figlia di Vlad l’impalatore» celiò Bonney, felice come una pasqua, interrompendosi subito dopo nel vedere i due agenti entrare nel locale «E quelli?»
«FBI, polizia, mi sembra logico che indaghino sugli omicidi ora che beh. Ora che Ideo è morto» Rebecca sospirò prendendo la ciambella che la compagna le andava porgendo – tutti dovrebbero avere qualcuno che gli porge del cibo quando stanno per piangere «Cerca di non farti notare, è proprio il genere di persone a cui-»
«WOO-OHH, AGENTI!»
«-dovresti stare lontana. Come non detto».
«Volete una ciambella?» domandò giuliva, porgendo loro il piatto.
Drake sollevò le spalle, afferrandone una con una mano e sedendosi accanto a lei, Basil si limitò ad aggrottare la fronte, fissandola con sguardo vacuo da dietro le lenti degli occhiali.
«Agente Drake, Agente Hawkins questa è Jewelry Bonney, una mia amica dei tempi dell’università. È arrivata stamattina in città, dopo avere saputo di quello che è successo nelle scorse settimane».
«Molto piacere» celiò la ragazza, passandosi con grazia le dita i capelli color Big-Babol e ignorando completamente la mano che Drake le andava porgendo per stampargli un bacio sulla guancia. Avrebbe forse fatto lo stesso anche con Basil se non si fosse resa conto degli occhiali che andava indossando, emise un sottile “Oh” e fece una linguaccia.
«Non vedevo un paio di quelli da un sacco di tempo» ridacchiò «Posso?»
L’uomo non disse nulla, si limitò a sfilarseli e a passarglieli, sotto lo sguardo esterrefatto del suo collega che sapeva fin troppo bene quanto Hawkins fosse geloso e possessivo quando si trattava delle sue cose.
«Oh, sono autentici» esclamò Bonney indossandoli «E funzionano anche piuttosto bene! Come sto?»
«Stai bene anche con gli occhiali da vista» si complimentò gentile Rebecca.
Drake grugnì, affondando il viso tra le braccia, sul tavolo.
«Non sono occhiali da vista, cosa diavolo sono, Basil?»
«Occhiali dell’Aleph» rispose Bonney entusiasta «Ne produssero una grande quantità a Praga durante il 1800, ma la maggior parte degli esemplari andò perduta durante la seconda guerra mondiale».
«Non voglio nemmeno sapere come lo sai».
«Questo perché sei uomo noioso».
«E tu sei piuttosto maleducata, te lo ha mai detto nessuno?» rispose Drake tirandosi su e fissandola con un sopracciglio sollevato.
«Non di recente, no. E di sicuro non me lo ha mai detto nessuno con un colore di capelli così ridicolo, ciccio bello».
«Sai che potrei arrestarti per oltraggio a pubblico ufficiale? Ne sei consapevole? Sei consapevole che i tuoi capelli sono rosa?»
«Mi stai minacciando?» domandò Jewelry chinandosi verso di lui finché il suo visto non si trovò a una manciata di centimetri da quello dell’uomo.
«Adesso basta» li interruppe Basil, schioccando la lingua «Gli occhiali, per favore».
«Sei ubriaco? Hai anche chiesto per favore?»
«Certo pasticcino, tienili con cura che stanno una favola, se c’hai bisogno per usarli credo che la nostra amica sia super esperta, tipo che lo sai che c’hanno usi diversi, sì?» Bonney si mise a ridacchiare come un’oca giuliva, cercando di mascherare come meglio poteva la conoscenza che quella frase esprimeva.
«Credo che dovremmo andare» fece notare Rebecca, osservando prima il demone di fronte a lei e quindi l’uomo che le stava di fronte.
«Hai ragione biscottina, fammi passare stronzo» non era una richiesta era un ordine e Drake sollevò un sopracciglio così in alto che Bonney per un secondo pensò si sarebbe staccato e avrebbe raggiunto il soffitto.
«Stai attenta che nessuno di faccia esplodere nel messo della strada, Miss Simpatia» sibilò tirandosi in piedi per farla passare.
Jewelry si sollevò e lo fissò per un secondo, con un sorriso sornione sul volto, quindi lo afferrò per la cravatta e lo costrinse a piegarsi finché il suo orecchio non fu al livello delle sue labbra.
«Stai attento che l’oscurità non venga a prenderti durante la notte, Agente».
Rebecca lanciò uno sguardo veloce ad Hakins, che stava osservando la scena con gli occhiali indosso e l’aria di chi ne ha già piene le scatole di tutta quella situazione, l’aria di chi si è reso perfettamente conto che qualcosa non va, ma gli manca un piccolo tassello per capire esattamente quale sia il problema.
La giovane Dold afferrò il demone per un polso, trascinandosela dietro fino all’uscita, lasciò dieci dollari alla cassa e si getto in strada, facendo a malapena a tempo a sentire quel tale, Basil, mentre diceva: «Stai zitto, Drake. Devo controllare qualcosa, devo interrogare le carte».
Continuò a trascinare Bonney fino all’ingresso dello stabile in cui si trovava il suo appartamento, ignorando le sue proteste accorate e i suggerimenti di fermarsi a comprare un dolcetto o di andare a fare la spesa.
«Ti sei completamente bevuta il cervello?» sibilò quindi, facendola entrare nell’androne del palazzo e spingendola dentro l’ascensore.
«Quanto sei rude!» protestò il demone, un po’ oltraggiata da quel comportamento «Si può sapere che diamine di problema avete tutti?»
La porta dell’appartamento dei Dold si aprì e ne emerse una testa rossa dall’espressione arcigna.
«Avete finite di fare casino, porco cazzo? C’è gente che cerca di fare cose qui. Oh, siete voi, minchia sembrava una mandria di infernali, entrate in casa e state zitte, Cristo».
Le due donne lo ignorarono completamente, spingendolo leggermente di lato per entrare in caso, senza però smettere di battibeccare.
«Era proprio necessario prendergli gli occhiali e dimostrare di sapere cosa fossero? Avevo appena finito di dire che non dovevi farti notare e tu subito, istantaneamente ti sei fatta notare!»
«Strano» celiò una voce di donna proveniente dalla cucina «Bonney che non a cosa voglia dire passare inosservati, mai accaduto prima».
«Oh, Alv! C’era questo tizio oggi che aveva degli occhiali troppo fighi! Quando è stata l’ultima volta che hai visto un paio di occhiali dell’Aleph?»
«Uhm, credo nel 1928 a Varsavia, perché? Oddio.» Alvida si precipitò fuori dalla cucina con un coltello da carne in mano, il suo aspetto per quanto elegante apparve improvvisamente a tutti molto poco rassicurante.
Già vivere in casa con quattro demoni non era esattamente la definizione standard di scurezza, ma quando uno di questi si precipitava nella stanza urlando con un coltello in mano, beh, sicuramente era sinonimo di qualcosa che non andava.
«Dimmi» domando in tono minaccioso, sventolando il coltello davanti a sé – Rebecca fece un passo indietro, nascondendosi dietro a Kidd, che grugnì in segno di disapprovazione, o forse solo perché avevano appena disturbato il suo pisolino sul divano «Dimmi che non hai incontrato un tizio con degli occhiali dell’Aleph».
«Incontratissimo»
«Non era un tizio» specificò Rebecca da dietro la schiena di Eustass «Era un agente dell’FBI che sta indagando sul caso dell’esplosione all’obitorio».
«E tu come li hai visti li hai fatti esplodere questi occhiali, non è forse così?» continuò Alvida, avvicinandosi pericolosamente. Kidd fece un passo indietro, indicando all’umana di sistemarsi dietro alla poltrona.
«Certo che no, sai quanti ne sono rimasti? Sono una rarità! Scommetto che ne vorresti un paio anche tu!»
«SAI COSA VORREI? Vorrei lavorare con qualcuno di competente una volta tanto, vorrei lavorare con qualcuno che pensa. Qualcuno che vede degli occhiali dell’Aleph e pensa ‘Oh cazzo questo tizio potrebbe accorgersi che non sono umana’».
«È possibile che se ne sia davvero accorto?» domandò sottovoce Rebecca a Eustass.
«Probabile, se non era un completo minchione sì. Quegli occhiali ti fanno vedere il mondo nello stesso modo in cui lo vediamo noi, e non è piacevole per un cazzo di mortale».
«Quante scene che stai facendo per un paio di occhiali, mamma mia Envy, ti puoi stare scialla per piacere? No, perché mi stai a mettere l’angoscia nel cuore, e minchia manco batte».
«Io ti metto angoscia? Io? Hai appena rivelato a un mortale la tua vera natura, sottospecie di demente» Alvida lanciò il coltello che andò an incastrarsi perfettamente nulla porta della camera di William, il quale uscì nel sentire tutto quel trambusto e ammiro la precisione millimetrica con cui la lama aveva perforato il centro esatto della tavola di legno.
«Stiamo giocando a qualcosa e non sono stato invitato?»
Venne ignorato da tutti e si costrinse a stare zitto nel vedere i gesti non molto fraintendibili che gli stava facendo Rebecca, come a dire ‘lascia perdere o il coltello ti arriva in testa la prossima volta’.
«Non sono stupida» borbottò Bonney in quel momento facendo un passo verso Alvida «So benissimo cosa ha visto lo slavato attraverso le lenti e ti dirò di più anche lui lo sapeva, sapeva cosa stava facendo. La sua aura era di un viola così forte che ero stupita non potesse vedere cosa c’era nell’obitorio a occhio nudo».
«Sei andata all’obitorio?» strillò Alvida.
E questa volta i capelli di Bonney iniziarono ad agitarsi, come sollevati da un vento che non c’era, e i suoi occhi assunsero un riflesso aranciato, illuminandosi più di quanto non avrebbero dovuto. L’aria si fece tesa e improvvisamente pesante e Rebecca si accorse che respirare era diventato improvvisamente difficile e che le pareti sembravano più strette e la casa più piccola.
Fu questione di un minuto, poi Bonney prese la giacca di pelle che si era appena sfilata e uscì dall’appartamento sbattendo la porta.
«Lo sapevo io che serviva una casa più grande» borbottò William andando a recuperare Rebecca.
«Lo sapevo io che questa era una pessima, pessima idea» fece eco lei, seguendolo docilmente dentro la stanza, da dove Bartolomeo non si era nemmeno sognato di uscire.
Non voleva ammetterlo, ma quel tale, quel Kidd gli metteva una certa soggezione e comunque lui era un timido, un introverso, aveva bisogno di tempo per abituarsi alle persone, figurarsi per abituarsi a dei demoni.
Rebecca si lasciò cadere sul letto di William, ed era così morbido e soffice che sentì l’impulso di arrotolarsi su sé stessa portando le ginocchia al petto e stringendole a sé. Bartolomeo e Cavendish si sdraiarono di fianco a lei, abbracciandola con fare protettivo, finché il lenzuolo bianco non assunse i toni variegati dei loro capelli, mescolati in un’accozzaglia di colori.
«Giornata pesante?» domanda Barto, accarezzandole la vita.
Annuisce appena, crogiolandosi in quel calore, il braccio del suo ragazzo le scivola sotto il collo, mentre il giovane si avvicina a baciarle la nuca; dalla parte opposta William le accarezza il viso e le sue gambe vanno a intrecciarsi con quelle della sua umana.
«Vedrai che risolveremo tutto. Abbiamo passato la giornata a mettere sigilli di protezione per tutta la casa».
«William quelli si ammazzano, cosa vuoi risolvere se i demoni a cui abbiamo chiesto aiuto si fanno secchi tra loro?»
«Oh, figurati, se davvero avessero voluto litigare la casa sarebbe in pezzi, non preoccuparti».
Rebecca gli tirò un pizzicotto sull’avanbraccio.
«Certo che mi preoccupo, sciocco. Mi preoccupo sempre».
«Ma non ti arrendi mai» le ricordò Bartolomeo, affondando il viso tra le sue scapole e soffiando aria calda.
Rebecca scoppiò a ridere, una risata felice, cristallina, interrotta dal trillo squillante del campanello di casa.
«Oh, merda» esclamò la giovane saltando in piedi «Fai che non ammazzino nessuno, fai che non ammazzino nessuno».
Si precipitarono in tre fuori dalla stanza, rimanendo quasi incastrati nella porta, mentre Eustass con tutta la placidità di cui era capace – non molta a dire il vero – si dirigeva verso la porta; la aprì con la stessa aria disinteressata di uno a cui hanno appena detto quante gambe ha esattamente un millepiedi e osservò per qualche secondo la coppia di individui in completo che stavano in piedi di fronte alla porta. Li squadrò dall’alto verso il basso e dal basso verso l’alto, soppesandoli come per studiarli, poi roteò gli occhi e gli chiuse la porta in faccia.
Rebecca gemette, tirando una gomitata al suo fidanzato umano e al suo più o meno fidanzato demone per districarsi dalla morta e tornare ad aprire, sibilando a Kidd qualcosa che assomigliava molto a uno “stai a cuccia, demente”. Kidd la adorava.
«Scusate, scusate, scusate!» borbottò riaprendo la porta e facendo cenno ai due agenti dell’FBI di venire avanti.
«Avevi detto di non far entrare sconosciuti» si scusò Eustass, sollevando le mani davanti al viso come a dire che non era colpa sua, non del tutto.
«Dobbiamo parlare, Miss Dold».
«Prego, sedetevi pure sul divano, vi porto qualcosa? Scusate il disordine, ma ultimamente abbiamo un sacco di ospiti e-»
«Fuori».
Alvida stava sulla porta della cucina, le mani sulla vita con aria di chi è palesemente contrariato da qualcosa e lo sguardo severo.
«Fuori di qui. Entrambi. Soprattutto lui» sbottò indicando Drake «La sua aurea è così bianca che rischio di rimanere cieca».
«Glielo dico sempre anche io, ma nessuno mi dà mai retta» commentò Basil, ignorando l’ordine e andando a sedersi sulla poltrona che troneggiava nel salotto «Ora, vediamo di parlare».
«La mia cosa?» Drake roteò gli occhi verso l’alto e sbuffò.
«La tua area, è abbagliante, cazzone. Figa ma a questi si deve spiegare tutto? Ehi, sfigato, ce li hai mica dei cazzo di occhiali da sole?»
Bartolomeo armeggiò in un cassetto e gli lanciò un paio di occhiali da sole residuo di una vecchia festa in spiaggia.
«Eustass abbiamo già parlato del tuo linguaggio e i signori sono agenti dell’FBI».
«Non importa» Hawkins scosse una mano davanti al viso con indifferenza.
«Il cazzo non importa» Drake si massaggiò le tempie e sospirò profondamente «Invece di parlare di queste cagate auree, parliamo piuttosto dell’esplosione che è stata riportata e di cui non c’è alcuna prova fisica?»
«No, aspetta» lo interruppe il suo collega facendogli cenno di sedersi «C’è qualcos’altro di cui vorrei parlare prima».
Alvida lo fissò dritto negli occhi cercando di capire dove volesse andare a parare, lo osservò con avversione palese mentre l’uomo tirava fuori dalla tasca della giacca un logo astuccio di pelle e quindi degli occhiali tondeggianti. Non smise di guardarlo nemmeno quando li indossò e quando i suoi occhi si illuminarono di un bagliore verde come in una sfida silenziosa, Basil si tolse e li appoggiò sul tavolino di fronte a sé.
«Ciò di cui vorrei parlare è: la fuerza negra».
«Scusa, cosa?» Drake scosse leggermente il viso sicuro di avere capito male.
«Los diablos»
«Okay. Certo. Come no»
«Sono serio, Francis, come mai ci sono tre demoni in questa stanza? Quattro, immagino considerando la signorina di questa mattina».
«Ti sei drogato? Che poi oh, capisco che non fosse Miss simpatia 2017, ma adesso chiamarla demone mi sembra esagerato»
«Ecco» Rebecca si guardò attorno non sapendo da dove cominciare.
Ma poi doveva davvero cominciare a dare spiegazioni sul perché ci fossero dei demoni in casa sua? A un agente dell’FBI? O era meglio fingere di non sapere di cosa stesse parlando e negare tutto? Sì, decisament era meglio negare tutto, dopotutto chi gli avrebbe creduto anche se ne avesse parlato in giro. Anche se forse, proprio per via di come ne parlava c’era qualcun altro che gli avrebbe dato retta. Sospirò, senza avere la più pallida idea di come prendere in mano la situazione, per fortuna ci pensò Alvida.
Baal fece un passo avanti e prese gli occhiali dell’Aleph tra le sita sottili, rigirandoli nella mano, osservandoli in controluce, quindi osservò Hawkins e gli strani tatuaggi sul suo viso, i suoi capelli eccessivamente lunghi ed eccessivamente biondi per un agente di polizia.
«Brujeria, brujo».
«Più voodoo, ma sì, anche quello» rispose l’uomo senza distogliere lo sguardo.
«Baal».
«Basil».
«Scusate? Non vorrei passare per un idiota, ma qualcuno che mi illumini?»
«Umani» borbottò Kidd alzando il dito medio, così senza motivo, a sfregio, e andandosene in cucina a infilare le testa nel frigorifero.
«Il suo collega non ha torto» intervenne a quel punto Bartolomeo, cercando di suonare convincente «Nel senso, abbiamo davvero quattro demoni in casa, ma sono innocui, cioè sono buoniK.
«Oi, faccia di merda, buono sarai tu e quella sfigata che si è slandrata la vagina per svangarti di fuori».
«Satana dammi la pazienza che se mi dai la forza faccio una strage» borbottò William bestemmiando sommessamente.
«Credo di avere bisogno di qualcosa da bere. Tipo dell’alcool».
«C’è dell’alcool etilico di qua, sfigato» girò la voce più gentile della casa dalla cucina.
«Lui è sempre così?»
«Wrath. Non vuoi sapere il suo vero nome, ma sì, oggi è anche di buon umore».
«Forse l’alcool etilico non è un’idea poi così malvagia».

Il tramonto era arrivato più in fretta di quanto Bonney avesse preventivato e la giovane si trovava ora a girare per quella che avrebbe tranquillamente potuto essere una città fantasma. Dire che la popolazione di Dressrosa era nel panico era usare un blando eufemismo per descrivere uno stato mentale che sembrava essersi esteso a macchia d’olio tra tutti i cittadini. Se già gli omicidi erano stati fonte di ansia e paura, gli ultimi attentati al corpo di polizia avevano scatenato il terrore e la gente si rifiutava di uscire di casa dopo il tramonto.
Non era solo la paura, però a trovare spazio tra le strade buie della città. Erano il dubbio e il sospetto che venivano alimentati dall’ignoranza e dalla carenza di informazioni; persone che erano sempre vissute in contatto l’una con l’altra si guardavano ora con sospetto e con paura, sussurrandosi a vicenda segreti e timori. Mariti che guardavano le mogli come fossero pazze, mogli che guardavano i mariti come se dormissero con un’ascia sotto il letto, vicini la cui aria gentile diventava improvvisamente poco raccomandabile.
Bonney conosceva molto bene quel clima, era il clima della guerra civile, e il puzzo di sospetto e odio e morte che emanava quella città era il puzzo dell’idrofobia marcia che ogni volta Moloch lasciava dietro di sé. Non esisteva posto migliore per un demone per accumulare potere, per far germogliare il suo animo oscuro. C’era una cosa che però non capiva, quel fetore era radicato nella città, nei fiori, nelle piante, nei vestiti dei suoi abitanti, nei loro cuori, era lì da molto, moltissimo tempo ed era quasi improbabile che fosse nato dal potere ridotto di un demone come Moloch, c’era qualcos’altro che agiva e tirava le fila della città, ma non aveva ancora capito cosa fosse.
E in ogni caso era Moloch il vero problema, non qualche povero demone che si guadagnava da vivere onestamente facendo patti con i mortali e consumando le loro anime.
I negozi erano chiusi e i ristoranti avevano la cloche abbassata, qualcosa dentro Jewelry le sussurrò che non esisteva nessuno posto al mondo più triste di quello, un posto senza cibo è un posto senza gioia. E sì che lei era un demone, non esattamente un dispenser di felicità, ma insomma certe cose erano davvero troppo tristi da guardare.
Svoltò a destra in un vicolo che non aveva notato quella mattina e osservò le luci sfarfallanti dei lampioni, non ci fece caso, nessuno avrebbe osato tanto. Sarebbe stato quanto meno stupido.
Iniziò a canticchiare una vecchia canzone che le era rimasta in testa dal secolo precedente, una vera seccatura visto che il cantante non era finito all’inferno e non aveva mai potuto risentirsela – forse avrebbe dovuto aggiustare la ricezione del wi-fi nel suo palazzo, pensò tra sé e sé. Era così sovrappensiero che non si accorse dell’ombra silenziosa che scivolava alle sue spalle; la verità è che proprio nemmeno la udì, c’era qualcosa di inumano in quell’ombra, qualcosa di insolito, eppure Bonney non era un demone qualunque, era uno dei sette peccati capitali, uno degli arcidemoni di Satana e avrebbe percepito qualunque creatura magica nei dintorni.
Non l’ombra.
Il coltello le sfiorò il costato con forza e lasciò dietro di sé una scia di sangue nero e scintille. Jewelry urlò. In quel momento avvennero due cose, dalla strada principale emerse Drake, pistola alla mano, che con uno scatto in avanti iniziò a sparare alla figura nell’ombra che si rivelò be presto essere solida. L’uomo urlò staccandosi di scatto da Bonney, le scintille erano qualcosa che non aveva previsto e che non si aspettava.
La demone fece un salto in alto e atterrò a fianco dell’agente dell’FBI, lo prese per una manica e iniziò a correre tirandoselo dietro.
«Cosa stai facendo, potevamo prenderlo».
«Non dire stronzate, non al buio, non nell’ombra. Corri e trova un negozio aperto, qualcosa».
«La lavanderia a gettoni a due isolati da qui» si scrollò leggermente e le prese la mano continuando a correre nella direzione in cui ricordava di avere visto delle luci accese.
La giornata si prospettava pessima fino alla fine, per un secondo gli venne in mente la carta della morte, estratta quella mattina dal mazzo di Basil, imprecò sommessamente e svoltò l’angolo, trascinandosi Bonney dentro il locale illuminato dalle luci al neon.
«Stai dietro di me» esclamò la donna a quel punto, aprendo le labbra e lanciando un urlo.
La piccola lavanderia a gettoni venne inondata da una luce innaturale, così arancione e così potente che per un attimo Drake temette sarebbe diventato cieco o che avrebbe perso l’udito. Non avvenne nulla di tutto questo, ma le luci smisero di sfarfallare e si intensificarono di intensità, l’ombra si blocco a metà strada, svanendo nel nulla.
Jewelry sospirò, lasciandosi scivolare a terra, sul pavimento sporco del negozio, contro una delle lavatrici; Francis la fissò per qualche istante, salvo poi rendersi conto dello squarcio sul suo petto, un taglio lungo e sanguinante, sebbene non profondo.
«Una reazione piuttosto blanda per qualcuno che mi ha appena visto emettere un baglio arancione dalla bocca e fare un salto di circa cinque metri» commentò lei seguendo il suo sguardo, fisso sul sangue nero che le macchiava la canotta bianca.
«Credevo che il sangue fosse rosso anche nei demoni» si limitò a commentare, togliendosi la giacca e piegandosi su di lei per tamponarle la ferita.
«Scusa?»
«Non fingere di non aver capito. Siamo stati a casa dei Dold, dell’anatomopatologa e Basil ha l’innata capacità» strappò la fodera della giacca e la arrotolò a farne una benda «Di cacciarsi sempre nelle situazioni più impensate, quali andare a casa di qualcuno a far notar loro che sono tutti demoni».
«Oh, gli occhiali».
«Ho sempre odiato quegli stupidi occhiali».
«Questo perché non li hai mai usati».
«Ininfluente, in ogni caso hanno pensato bene che potesse essere un’idea intelligente informarci su qualche fosse la causa di queste esplosioni e di questi cadaveri. Demoni eh?»
«Avevo detto che ti sarebbero serviti gli occhiali» fece Eco Bonney, osservando i movimenti dell’uomo «E comunque non demoni, un demone solo».
«Mol-» si ritrovò con una mano sulla bocca a impedirgli di pronunciare quel nome.
«Non dirlo mai, non a voce, scrivilo piuttosto, ma non pronunciarlo mai. Ti troverebbe sicuramente e neppure la tua aurea a quel punto servirebbe a molto».
«La mia cosa?» Drake si appoggiò alla lavatrice di fianco a lei, osservandola dall’alto «Non capisco che problema abbiate tutti con la mia aurea, è di un colore così strano?»
«È bianca, agente, è austera, è orgogliosa, e dovresti esserne fiera perché è un riflesso della tua anima e la tua è un’anima antica. Non vedevo niente di simile dai tempi di Ottaviano».
«Ottaviano Augusto?»
«Yup. In ogni caso, hai una bella aurea… come hai detto che ti chiami? So che me lo hai detto o forse l’ho letto nella tua mente, ma l’ho rimosso».
«Drake, Francis Drake».
Bonney si sollevò in piedi e sorrise appena, massaggiandosi la ferita sopra il bendaggio provvisorio fatto dall’uomo.
«Beh, io sono Jewelry, Drake. Ma puoi chiamarmi Abaddon se preferisci» i suoi occhi luccicarono di una luce arancione «E questo è il mio ringraziamento per avermi salvata».
«Io non ho fatto niente, hai fatto tutto tu, cioè ho solo sparato al tizio nascosto nell’ombra e forse l’ho-»
Il demone lo interruppe, afferrandolo senza preamboli né complimenti per la cravatta e tirandolo verso di sé, quindi appoggiò le labbra su quelle dell’uomo. Drake spalancò gli occhi, fissando allibito la giovane – che poi così giovane dopotutto non era – mentre gli infilava la lingua in bocca. Fu il bacio più strano che aveva mai ricevuto, la lingua di Bonney non era gentile, e c’era nei suoi movimenti un impeto e una necessità per i quali a Drake sembrava di stare partecipando a una corsa più a un atto sessuale. Le mani di Jewelry si appoggiarono al suo petto e strinsero la camicia e Francis si domandò se quella fosse davvero una buona idea, dopo tutto, davvero, lui aveva solo sparato a quello che pensava fosse l’assassino e lo aveva forse colpito costringendolo a indietreggiare e…
E lo aveva colpito. Aveva colpito l’assassino.
Si staccò a forza da Bonney, la quale gli lanciò un’occhiata a metà tra l’insoddisfatto e lo stupito, perché nessuno aveva mai rifiutato un suo bacio, né tantomeno si era mai interrotto a metà di un limone, cacchio! Un suo limone! Limonava da dio!
«L’ho colpito!» c’era una nota di entusiasmo nella sua voce, gesticolava così animatamente che il demone non sapeva se seguire le mani o i suoi occhi e anche quelli brillavano. Finalmente Drake si dimostrava umano, un umano con delle emozioni e Bonney decise che così era molto meno noioso di prima.
«Ho colpito l’ombra, che non era un’ombra, ma in ogni caso l’assassino, Abaddon l’ho colpito!»
«Bravo te, vuoi un applauso? Una pacca sulla spalla? Una strizzatina di chiappa? Anzi sai cosa, la strizzatina di chiappa te la do lo stesso perché a prescindere secondo me te la meriti e mi piace il tuo culo».
Silenzio.
Drake sospirò e si voltò rassegnato, mostrandole il didietro.
«Sappi che conta come molestia sessuale».
«Ricordamelo prima di arrestarmi» sussurrò Jewelry tirandogli un buffetto sul sedere «Prima però spiegami perché tutto questo entusiasmo. Non che mi dispiaccia, sei inaspettatamente interessante».
«Anche tu sei inaspettatamente più interessante quando sei meno sboccata».
«È stressante recitare la parte dell’oca giuliva ventiquattrore su ventiquattro. Cioè sono davvero un’oca giuliva, ma sono anche inaspettatamente brillante. L’entusiasmo. Perché?»
Drake batté le mani tra loro in un accenno di applauso, quindi prese la donna per le spalle e la scosse leggermente.
«È umano giusto?»
«Certo che sì, è solo un tramite e i poteri non sono davvero suoi, lo consumeranno fino a ucciderlo, probabilmente lo stanno già facendo».
Questa volta Francis lanciò un vero e proprio “ah!” di soddisfazione, di vittoria e si chinò su di lei, banciandola a stampo.
«Sei un genio!»
«In effetti!» Jewelry ondeggiò su sé stessa «Non ho capito perché».
«Se troviamo traccia del suo sangue possiamo risalire a lui, possiamo cercarlo nei database della polizia, fare controlli incrociati con gli ospedali. Hai detto che sta morendo, che sta venendo consumato dal potere di M-»
Bonney lo bloccò di nuovo, con un ennesimo bacio a stampo. Questo metodo per farlo stare zitto cominciava a divertirla, in generale era proprio questo umano che cominciava a divertirla.
«Giusto, il nome. In ogni caso, se facciamo dei controlli incrociati possiamo risalire al nome dell’umano che lo controlla e capire dove si nasconda e da lì…»
«E da lì trovare il demone che ha causato tutto questo».
Gli palpeggiò con gentilezza il sedere, di nuovo. Quindi prese una mano dell’uomo e se la portò su una chiappa, ridendo dell’espressione sconcertata che si dipinse sul viso di Drake.
«Par condicio, ora arrestarmi sarà più un problema».
Francis gemette sommessamente, a cosa serviva esattamente controllarsi quando di fronte a lui non c’era una donna ma un arcidemone?
«Al diavolo» sbottò, strappandole un sorriso perché mai parole furono più appropriate.
Quindi la afferrò per la vita e se la schiacciò addosso, forte del fatto che nessuno sarebbe passato di lì e nessuno li avrebbe visti. La sua lingua entrò senza fatica nella bocca di Jewelry, che lo accolse con gioia e forse un po’ troppo entusiasmo.
Nessuna lo aveva mai baciato a quel modo.
Nessuno la aveva mai baciata a quel modo.
«Credimi» mormorò Bonney staccandosi da lui «Il caso ha preso una piega inaspettatamente interessante».

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