Alexiel Mihawk (alexiel_hamona) wrote,
Alexiel Mihawk
alexiel_hamona

[Shingeki no Bahamut] Scommettere sui propri amici non è etico, ma è remunerativo

Fandom: Shingeki no bahamut virgin souls
Parole: 1144
Prompt: Voce
Note: scritta per il cow t8, week 2




Nessuno dei client del Bacchus va al Bacchus perché gli piace il locale.
Il posto di per sé non è granché, i tavoli sono piccoli e sporchi, ricordano le forme di vecchie botti di legno, ma non hanno è lo stesso fascino, né la stessa consistenza; nemmeno il vino si distingue per la qualità, rimane lì, senza infamia e senza lode. È bevibile, ecco tutto.
I barman sono bravi, però, e sono sicuramente uno dei due principali motivi per cui nel locale la gente ci viene lo stesso; sono in due, uno si chiama Favaro, dicono che abbia ascendenze Brasiliane, mentre il suo degno compare, Kaesar, si distingue per il sorriso gentile e i lunghi capelli neri. Quando non sono impegnati a preparare da bere li si può notare intenti a prendersi in giro e a litigare come una vecchia coppia sposata - anche se nessuno glielo fa più notare, l’ultima volta un povero sventurato è stato sbattuto fuori dopo essersi preso un cazzotto in pieno volto da entrambi.
In realtà, la maggior parte dei clienti vengono lì per sentir cantare Nina.
La sua voce melodiosa riflette la sua personalità entusiasta; è una di quelle persone che non si arrendono mai e chi la ascolta riesce a percepirlo, perché ogni volta che sale sul palco riesce a trasmettere il suo amore per la vita, la sua felicità, la prospettiva con la quale il mondo si riflette nei suoi occhi, ancora sufficientemente ingenui per credere che esista qualcosa per cui lottare, ma abbastanza esperti per sapere che niente è come appare.

Chris non è diverso da tutti gli altri e ogni sera, uscito dal lavoro, si dirige al Bacchus.
È una sorta di tappa obbligata, anche quando avrebbe solo voglia di tornare a casa per buttarsi sul letto, non riesce a fare a meno di passare da lì. Gli basta fermarsi anche solo per pochi minuti, ma ascoltare la voce di Nina opera miracoli sulla sua già provata psiche.
Non le ha mai parlato, almeno fino ad oggi, nonostante siano svariati mesi che frequenta il locale e non abbia mai smesso di guardarla con la stessa intensità con la quale al lavoro fisserebbe un cliente da qualche milione di dollari.
Nina ignora molte cose, ma non è cieca alla realtà che la circonda; soprattutto, non lo sono i suoi colleghi per i quali la giovane cantante è una piccola protetta. È troppo preziosa e importante per tutti loro, perché lascino che qualunque idiota provi anche solo a pensare di metterle le mani addosso.
Chris però piace a tutti, perché non ci ha mai provato, perché si limita a guardarla e nei suoi occhi non ci sono né lascivia né cupidigia, ma solo rispetto, ammirazione, e forse, se ancora Bacchus – il proprietario – è in grado di leggere le emozioni umane, un leggero imbarazzo.
Mandano Nina a rivolgergli la parola, un po’ perché vogliono divertirsi e hanno già capito che la situazione ha del potenziale per essere esilarante, un po’ perché è chiaro per tutti che lo sconosciuto non parlerebbe con nessun altro. Il vero problema è che nemmeno lei sa bene cosa dirgli, così si avvicina, più titubante di quanto non vorrebbe apparire, perché la verità è che Chris è fin troppo bello, vestito fin troppo bene per il locale e ha anche l’aria di essere troppo ricco per lei e non sa esattamente quale di queste cose la metta più in imbarazzo.
«Ti ho portato il tuo Gin Tonic» gli dice, sorridendo piano.
Chris la fissa per qualche secondo, rimanendo interdetto; non si aspettava di certo di vedere lei, soprattutto perché Nina dopo l’esibizione sparisce quasi sempre e nessuno ha bene idea di dove vada a cacciarsi.
«Grazie» esita, ma solo per un secondo, poi si ricorda chi è e che dopo tutto sta solo parlandole «Vuoi sederti?»
Non pensa davvero che lo farò, così quando Nina annuisce e si accomoda di fronte a lui si trova a corto di argomenti e si accorge che non può semplicemente dirle “Sei bellissima, vengo sempre e solo per ascoltare la tua voce perché mi rilassa più di quanto non farebbe uno xanax”.
«Sono Nina» si presenta la giovane.
Lo so, vorrebbe risponderle, ma non gli sembra così educato.
«Chaorice, ma tutti mi chiamano Chris».
«Chris è un bel nome, è anche più semplice. Cioè non Chaorice non sia un bel nome, ma Chris è più facile da ricordare».
Nina si maledice interiormente, maledice la sua capacità di mantenere la calma quando si trova a qualcuno di particolarmente bello – eppure pensava di averla superata questa cosa, di essere riuscita a tenere a bada gli ormoni. Chiaramente si sbagliava – come sempre, si dice.
«Anche Nina è un bel nome, vuoi bere qualcosa?»
Scuote il capo.
«In realtà no, volevo solo ringraziarti».
Lo sguardo nei suoi occhi ora riflette una confusione che Nina non si aspettava, ma su cui Favaro aveva scommesso 5 dollari.
«Ringraziare me? E per cosa? Sei tu che canti, sono io che dovrei ringraziare te».
Nina arrossisce, non è mai stata in grado di gestire i complimenti, tantomeno quelli che le vengono posti da individui che le piacciono – la cosa che più la turba è che fin troppo spesso questa affinità è basata solo su un valore puramente estetico.
«Perché vieni tutte le sere. Lo so che non scendo mai dal palco e non mi fermo molto dopo lo spettacolo, ma mi sono accorta di te, ti siedi sempre qui da mesi».
Chris sorride con aria sorniona, appoggia un gomito sul tavolo a reggersi il viso e la fissa da dietro gli occhiali.
«Sentirti cantare mi rilassa, è più efficace di uno xanax e meno dannoso per il mio cervello; mi piace il suono della tua voce».
Nina arrossisce vistosamente.
«Grazie» balbetta, imbarazzata.
Alle sue spalle Favaro passa a Kaesar 5 dollari.
«Anche se sono sicuro che sei troppo gentile per non ricordarti il volto degli habitué di questo posto – sempre che esistano degli habitué al Bacchus, non so chi sia il vostro Food and Beverage Manager, ma dovreste cambiarlo».
Nina sbatte le palpebre un paio di volte.
«Il nostro cosa?»
«Non importa» Chris le sorride «La prossima volta che potrai fermarti, Nina, mi piacerebbe offrirti da bere».
La giovane sorride e annuisce.
«Mi farebbe molto piacere».
«Bene» risponde Chris alzandosi in piedi e improvvisamente Nina si rende conto di quanto sia alto rispetto a lei «Se mai volessi contattarmi questo è il mio numero».
Le porge un biglietto da visita; Nina non ne ha mai visto uno fatto così, è nero e satinato, con i caratteri incisi in piccole lettere argentate. Annuisce piano, mentre lo guarda sparire oltre la porta del locale.
L’ultima cosa che sente è a voce di Rita, al bancone del bar, che ridacchia sommessamente allungando entrambe le mani.
«Mi dovete dieci dollari a testa, pezzenti».
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