Alexiel Mihawk (alexiel_hamona) wrote,
Alexiel Mihawk
alexiel_hamona

[Naruto] Terra Incognita

Naruto, Kisame Hoshigashi/Sakura Haruno, "Pensavo fossimo nemici"
Parole: 714


Terra Incognita.


Le piccole mani bianche di Sakura armeggiano delicate e veloci attorno alla serratura di ferro battuto della prigione in cui si trova. Un rigagnolo d'acqua nerastra scorre di fianco ai suoi piedi e dal soffitto cade ogni tanto una goccia d'acqua sporca che va a colpire la mano dell'uomo sdraiato sul pagliericcio puzzolente della cella.
È così perso tra i suoi pensieri che nemmeno si accorge dei vani tentativi di fuga della donna, bambina – perché è questo che è Sakura per lui, una bambina troppo cresciuta, maturata troppo in fretta e troppo priva di esperienza reale per essere una donna – continua a osservare con sguardo vacuo le linee irregolari che si dipanano tra i grossi sassi che compongono la volta scura. Non è interessato ad uscire di lì, sa perfettamente cosa imperversi fuori, nel mondo, sotto la luce di un sole che brucia i morti e osserva pietosamente i pochi sopravvissuti.
Una guerra, ma non una guerra qualsiasi, bensì la guerra.
La più grande guerra che il loro mondo abbia mai visto, una guerra in cui non vi è ordine alcuno, in cui le amicizie si sfaldano e i nemici di ieri diventano gli alleati di oggi, dove la fiducia è un lusso che non ci si può permettere e la morte non è che un'amica, una vecchia amica che può arrivare inaspettata da un secondo con l'altro.
Sa che scappare è inutile, che lassù, fuori da quelle grotte buie e da quei sotterranei umidi e puzzolenti non c'è altro che morte, morte e distruzione. Le persone che conoscono non sono che ombre; cadaveri privi di volontà, manovrati da uomini la cui potenza supera anche l'immaginazione più fervida. Senza anima e senza cuore, tornano a camminare tra i vivi, i quali, di fronte a tale orrore, non possono fare altro che indietreggiare e chiudere gli occhi.

Gli ultimi eroi sono morti.

I pochi gruppi sparuti di sopravvissuti si sono fatti furbi e hanno deciso di ritirarsi.
Mentre coloro che sono stati fatti prigionieri, come loro, sanno che la fuga non è che il vano sogno di un folle, perché la loro realtà e ciò che cammina per il mondo esterno sono quanto di peggio possa esserci.

La loro ultima speranza si è spenta.

«È inutile che ci provi, non riuscirai mai ad aprire quella stramaledetta serratura. Pensi davvero che non ci abbia mai provato prima?»
La ragazza schiocca la lingua, ma non lo degna di un’occhiata.
«Oi, Kunoichi della foglia, sto parlando con te».
«È Sakura».
«Sakura, Sashimi, Salcazzo. Cosa vuoi me ne freghi di come ti chiami. Tanto domani sarai morta».
Non gli risponde nemmeno. È sempre stata convinta, fin troppo a lungo di essere solo una palla al piede, di essere un gradino inferiore rispetto ai suoi compagni, di non poter essere all’altezza né di Sasuke né di Naruto.
Eppure, ad oggi, in mezzo alla guerra e alla morte che imperversano nel loro mondo, del Team 7 Sakura è l’unica che ancora sopravvive.
Un rumore sordo riecheggia nell’oscurità della cella e la Kunoichi si gira a guardare l’uomo alle sue spalle.
Kisame Hoshigaki ha la pelle blu e lividi viola su gran parte del corpo, una profonda ferita gli attraversa il fianco arrivando fino a metà della schiena; sospira.
«Che io sia dannato».
«Lo siamo già tutti» è la placida risposta della giovane che gli si avvicina con una sicurezza che non tutti possono vantare di fronte a un criminale di classe S.
Si ferma di fronte a lui, ancora sdraiato sul lurido pagliericcio della cella, e gli tende una mano.
«Hai intenzione di rimanere qui?» gli domanda, impassibile.
«Pensavo fossimo nemici» risponde placidamente, un lampo divertito gli attraversa lo sguardo.
«Lo pensavo anche io, ma ora non ha più importanza, non credi?»
Afferra la mano e annuisce piano.
«Per come la vedo io, Kunoichi, il nemico del mio nemico è mio nemico, ma in questo caso, visto che sei stata così gentile da aprire la cella, credo che potrei fare un’eccezione».
Sakura sorride appena, pensando con il cuore pieno di tristezza a ciò che li aspetta una volta usciti da lì e annuisce piano.
«Non è una guerra che puoi vincere da solo».
Kisame annuisce, tirandosi in piedi e appoggiandosi a lei.
«Non è una guerra che possiamo vincere».
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