Alexiel Mihawk (alexiel_hamona) wrote,
Alexiel Mihawk
alexiel_hamona

[Star Wars] Rainy days, broken hearts

fandom: star wars the clone war
parole: 561
prompt: una sconfitta nella vittoria
note: modern!AU

Rainy days, broken hearts


Il suono della pioggia risuonava estenuante.
Ogni goccia che cadeva rimbalzava sulla superficie di lamiera per schizzare lontano ad accumularsi in piccole pozze d’acqua ai lati del capannone.
Il rumore era ritmico e snervante e Anakin avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di farlo cessare.
Inutile dire che la pioggia era una di quelle cose su cui non aveva alcun controllo.
Ahsoka era solita prenderlo in giro per questo – così come per altre cose – e Anakin era solito farle la linguaccia e scoppiare a ridere. Ahsoka, assieme a Obi Wan e Padme, era stata una delle persone di cui più aveva sofferto la mancanza durante quegli anni sotto copertura.
Padmé sapeva e Anakin non aveva alcun dubbio che nel momento in cui fosse tornato – se fosse tornato, lei sarebbe stata lì ad aspettarlo, a dargli il benvenuto. Luke e Leia a quel punto sarebbero già stati grandi, si sarebbero probabilmente domandati chi fosse e se avessero preso da lui non sarebbe stato facile conquistare i loro cuori ribelli.
Obi Wan non aveva capito, ma Anakin sapeva che il dubbio doveva averlo sfiorato. Il dubbio che potesse essere una finta, che non avesse davvero tradito ciò per cui aveva lottato e per cui si era addestrato per anni. Anakin Skywalker, miglior detective della polizia di Coruscant, non poteva avere ceduto con così tanta facilità alla corruzione e all’omicidio, non poteva essere diventato davvero il braccio destro della peggiore organizzazione criminale del pianeta.
E poi Ahsoka. Ahsoka non aveva capito, forse ci aveva pensato, ma il suo cuore si era spezzato e i suoi occhi pieni di delusione, specchio di quel tradimento così profondo e doloroso che stava vivendo, avevano attraversato la sua persona, colpendolo come una coltellata in mezzo alla schiena. Non aveva diritto di lamentarsi però, era stato lui a lanciare il coltello per primo, ad allontanarsi senza dire niente, a mentire.
Non era stato facile, non era stato facile allontanarsi da tutti loro, seppure Anakin sapesse che quello che stava facendo era giusto, seppure sapesse che ogni prova, ogni azione lo conduceva più vicino all’arresto di Palpatine, non era mai stato facile. Nemmeno una volta.
Ogni passo in avanti, ogni passo verso la chiusura di quello stramaledetto caso, verso la vittoria, era un passo che lo allontanava dalle persone che amava, che lo allontanava dalla persona che aveva voluto essere.
Anakin Skywalker andava scomparendo; al suo posto rischiava di rimanere soltanto la pallida ombra dell’uomo che era stato, un assassino e un traditore, noto nell’ambiente come Vader.
Ahsoka aveva provato a riportarlo indietro, e Anakin aveva provato a fermarla.
Non si era arresa, la sua piccola allieva, così testarda e così piccola a lui; in ogni altro momento, in qualsiasi altro frangente il suo tentativo sarebbe potuto riuscire, sarebbe potuto essere sufficiente perché Anakin si sbottonasse quel tanto che bastava per dirle la verità per ammettere – almeno a lei – di essere sempre la stessa persona che così a lungo aveva chiamato Maestro.
Ma Ahsoka era arrivata nel momento più inopportuno, era arrivata proprio mentre, dopo anni di attesa, Anakin si avvicinava a Sheev Palpatine per serrare le pesanti manette attorno ai suoi polsi.
Ora stringeva quel piccolo corpo esanime coperto di sangue, senza essere in grado di trovare le parole, senza sapere cosa dire.
Forse, si ripeté, per una volta, sarebbe stato meglio non vincere proprio.
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