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Autrice: Alexiel Mihawk | alexiel_hamona
Titolo: Urla notturne
Fandom: Teen Wolf
Personaggi: Derek Hale/Lydia Martin
Rating: nsfw
Genere: introspettivo, angst
Avvertimenti: implied!Major character death, Lemon, What if
Prompt: Teen Wolf, Derek Hale/Lydia Martin, Urla notturne.
Parole: 921
Note: AU in cui Stiles muore alla fine della terza stagione insieme ad Allison. Scritta per il p0rn fest di fanfic italia ; scritta per la M2 della quarta settimana del Cow-T di maridichallenge: Un fandom, o una ship, su cui non hai mai scritto (per qualsiasi motivo).
Quando Derek morde Lydia, non è trasformato, quindi non ha alcun effetto sulla ragazza (FYI).


Urla notturne


Per Lydia dormire è diventato un incubo.
Ogni singola volta che chiude gli occhi, immagini di morte le sfrecciano veloci davanti occhi e non capisce se siano i ricordi o le frecce di Allison a colpirla e a farle così male; Allison che è morta tra le braccia di Scott, Allison che è morta chiedendo di lei, preoccupandosi per lei, cercando di salvarla.
Ogni singola volta che chiude gli occhi, nella sua mente risuona la risata allegra di Stiles, il suo modo di chiamarla come se non esistesse nient’altro di importante al mondo, il suo seguirla con gli occhi (e con il cuore); Stiles che era innamorato di lei fin dalla terza elementare, Stiles che per lei c’era sempre, a dirle che tutto sarebbe andato bene, a ripeterle che non c’era niente di male nel trovare cadaveri ogni tanto.
Ora nessuno dei due c’è più e Lydia non sa cosa fare, non sa a chi aggrapparsi, perché Scott non è di aiuto. Si è chiuso in un mutismo silenzioso e non esce di casa, non esce dalla sua camera e non parla non nessuno: fa entrare solo Kira e Melissa. Nessun altro. E lei vorrebbe essere parte di quel cerchio ristretto di privilegiati che può piangere con lui, perché non sa a chi rivolgersi e sua madre la guarda sconsolata, senza avere idea di cosa dirle. D’altronde come potrebbe? È solo umana.

Ed è paradossale che in quel turbinio di dolore, ferite sanguinanti e cuori infranti l’unico disposto ad ascoltarla sia Derek Hale.
Lo stesso Derek che per anni ha rifiutato qualsiasi contatto, qualsiasi confidenza, ora cerca la sua presenza nello stesso modo in cui un tempo l’avrebbe scansata; Lydia ritrova nel suo sguardo una piccola parte del suo dolore, perché sebbene Derek non avesse conosciuto Stiles a lungo quanto lei, sebbene lo paragonasse spesso a una piaga, nonostante tutto, gli voleva bene e si era affezionato alla sua presenza.
In fondo era impossibile non affezionarsi a Stiles e ora che non c’è più, la sua assenza ha lasciato un vuoto incolmabile nelle loro vite, un vuoto fatto di battute stupide e citazioni di film che tutti avrebbero dovuto conoscere, ma che nessuno aveva mai visto. E non finisce certo lì, perché il giovane Stilinski era la mente, era il cervello pensante e brillante del loro branco sgangherato e senza di lui il meccanismo rischia di incepparsi.

Lydia non è sicura che Derek la ascolti mentre gli parla, ma non le importa. Le sue labbra si piegano leggermente all’infuori, in una smorfia, quando con voce ruvida il ragazzo le dice: «Puoi dormire qui se vuoi».
E solo in quel momento si accorge che il sole è tramontato da un pezzo e che tornare a casa da sola, a piedi, a quell’ora, non deve essere bello per nessuno, soprattutto non per lei.
«Non dormo» riesce solo a replicare seccamente, Derek scrolla le spalle, senza capire, e la convince a prendere il letto, rassicurandola che lui resterà sul divano. Ovviamente non è quello il problema, e se ne accorge quando viene svegliato a metà notte dalle urla della ragazza.
Lydia, gli occhi chiusi e le mani artigliate sulle lenzuola, sta ancora dormendo, sogna, davanti ai suoi occhi sfilano immagini di morte e lei continua a gridare.
Continua a urlare quando Derek entra in camera, continua quando la raggiunge e sale sul letto, continua finché non la prende per le spalle e l’avvicina a sé; quando si sveglia, la sua schiena è appoggiata al torace del ragazzo, che cerca goffamente di tranquillizzarla.
«L’ho fatto ancora?» domanda.
«Ti capita spesso?» replica il mannaro.
«Tutte le notti».
Inizia a piangere e Derek la stringe più forte, le sue mani le accarezzano le braccia nude, mentre con la guancia sfrega contro quella umida di lacrime della ragazza. Lydia gira lentamente il capo verso di lui e appoggia, senza pensarci, le labbra sulle sue; non assomiglia per niente a Stiles e quel bacio sa di sale e lacrime, e le labbra di Derek sono ruvide, la sua lingua irruente e non c’è delicatezza nella sua risposta.
Lo ringrazia mentalmente, girandosi verso di lui e sfilandogli con decisione la maglietta, perché non vuole che sia delicato; vuole sentire le sue mani su tutto il corpo, vuole sentire i suoi denti affondarle nelle spalle – e quando Derek lo fa è meglio di quanto avesse immaginato – e vuole urlare. Vuole dimenticare.
Nessuno dei due dice una parola, ma i vestiti vengono abbandonati, andando a formare una pila ai piedi del letto, le coperte vengono buttate di lato e le loro gambe si intrecciano, con delicatezza prima, e forza poi; i polpacci di Lydia vanno ad allacciarsi oltre il bacino di Derek, mentre il ragazzo entra dentro di lei con un gemito roco e, per un breve istante, i suoi occhi cambiano colore.
E non ha importanza per nessuno dei due chi sia la persona che hanno di fronte, la cosa che conta in quel momento è affondare, sprofondare con il viso e con l’animo in quei movimenti ritmici e frenetici e dimenticarsi del mondo; quello che conta è che finché vanno avanti così tutto ciò che si trova al di fuori di quella stanza può smettere di esistere e possono fingere che non sia mai successo niente, mentre ogni spinta li trascina più vicini al piacere e più lontani dalla realtà.

Lydia urla e Derek scopre che gli piace molto di più quando grida a quel modo.
Derek viene dentro di lei e Lydia scopre un orgasmo che profuma di morte.

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