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Bleach, My destiny calls and I go - Prologo: The death trilogy overture

Autrice: Alexiel Mihawk | alexiel_hamona
Titolo: My destiny calls and I go.
Titolo capitolo: Prologo – The death trilogy overture
Fandom: Bleach
Personaggi: Orihime Inoue, Grimmjow Jaegerjaques, Ichigo Kurosaki, Rukia Kuchiki, Sado Chad Yasutora, Kisuke Urahara, Yoruichi Shihoin (Accennati/Nominati: Nnoitra Gilga, Aizen Sosuke, Gin Ichimaru, Tosen Kaname, Emilou Apacci, Charlotte Chuhlhourne, Shukuro Tsukishima, Kugo Ginjo, Franceska Mila Rose, Tesra Lindocruz, Coyote Starrk, Genryūsai Shigekuni Yamamoto, Byakuya Kuchiki, Toshiro Hitsugaya, Renji Abarai, Momo Hinamori, Izuru Kiba).
Genere: avventura, azione, generale
Avvertimento: Percy Jackson!AU, long-fic, linguaggio volgare
Parole: 5160
Rating: sfw/giallo (ma potrebbe cambiare in futuro)
Prompt: Bleach, Grimmjow/Orihime, Percy Jackson!AU | Heroes
Note: ok, ci siamo. Questa storia partecipa al Cow-T di Maridichallenge con il prompt Heroes; è una Percy Jackson AU, che se non sono “eroi” i semidei non proprio chi lo sia, ma comunque ci sarà tempo per discuterne. So già che ne verrà fuori una long, ma non so quando, nel frattempo beccatevi questo prologo.
Ci tengo a specificare che NON seguirò esattamente la trama dei libri, sebbene abbia, nella mia testa, mantenuto alcune delle cose principali. Ho mantenuto le profezie, in inglese perché in italiano facevano schifino, anche se le ho modificate qua e là per ragioni di trama. Il signor D viene sostituito dal Signor S. perché di Dioniso non ho bisogno, ma di Starrk sì, tipo un sacco. L’albero di Talia diventa l’albero di Oderschvank; Rukia e Hitsugaya sono i due pretori di Campo Giove e di base ho diviso umani e arrancar a Camp HB e Shinigami a Camp Jupiter. Detto ciò della struttura di Campo Giove e Nuova Roma e di come si collochino all’interno i personaggi, parlerò più avanti.
Per i personaggi che ho menzionato: Rukia e Byakuya, figli di Bellona; Orihime e Tesra, figli di Apollo; Grimmjow, Nnoitra, MilaRose, Apacci, figli di Ares; Yoruichi, figlia di Marte; Urahara, figlio di Apollo; Ichigo, discendente di Giove; Charlotte, figlia di Afrodite; Chad, figlio di Efesto; Tsukishima, figlio di Atena; Ginjo, figlio di Zeus.
Quelli non nominati è perché sono di Campo Giove e ne parlerò più avanti.
Il titolo e le citazioni del capitolo sono tutti presi da Bleach; il titolo della storia è una citazione di Men of La Mancha: My destiny calls and I go. And the wild winds of fortune shall carry me onwards, O whithersoever they blow.
// NON BETATA NON RILETTA //
(provvederò appena possibile)


My destiny calls and I go.
Prologo – The death trilogy overture



  Già, per noi non esiste il destino.
  Soltanto chi, inghiottito dall'ignoranza e dalla paura, mette il piede in fallo
  scivola nelle torbide acque chiamate destino.
Bleach.


Vacanze estive un paio di palle, pensa Ichigo scivolando lungo la discesa scoscesa e cercando di frenarsi con le mani.
Era iniziato tutto due giorni prima.
Tutto quello che desiderava era starsene qualche mese per i fatti suoi, senza avere nelle orecchie le chiacchiere infinite di suo padre e il costante mormorio delle sue sorelline, non che non amasse la sua famiglia, ma un po’ di riposo se lo meritava; per questo, quando Isshin Kurosaki aveva chiesto alle figlie se volevano trascorrere una meravigliosa settimana al mare con lui, Ichigo le aveva spinte ad accettare, ansioso di passare un po’ di tempo in tranquillità. Ovviamente le sue speranze si erano infrante brutalmente nel momento in cui la ragazza dai capelli neri era apparsa davanti a lui; era comparsa dal nulla parandosi tra la sua persona e una specie di mostro con metà busto serpentino e gli aveva urlato di scappare. Come no, Ichigo non si era spostato di mezzo metro, era rimasto lì nel tentativo di aiutarla, e la ragazza – che poi aveva scoperto chiamarsi Rukia – aveva cacciato fuori una bestemmia, l’aveva preso per un polso e aveva iniziato a correre.
Gli aveva spiegato che la sua presenza attirava mostri, perché probabilmente era un semidio e loro – i mostri – sentivano la puzza del suo sangue da chilometri di distanza e (e no, lei proprio non contribuiva ad attirarli, perché lei era una lady e il suo sangue comunque profumava), Ichigo l’aveva seguita, correndo tra le strade intricate di Manhattan, accorgendosi con sconforto che la fila di esseri non definiti alle loro spalle andava via via aumentando. Dopo quasi otto ore di fuga erano riusciti a nascondersi in una comune in periferia, dove la ragazza aveva iniziato a spiegargli tutto ciò che sul momento le era venuto in mente.
Il suo nome era Rukia Kuchiki, pretore di Campo Giove, e apparentemente figlia di una dea molto affascinante chiamata Bellona – Ichigo non aveva osato domandarle come mai sua madre avesse optato per un accrescitivo, ma immaginava che facesse più effetto che un vezzeggiativo (Bellina non suonava molto divino in effetti) e, soprattutto, temeva di sentirsi dare del maschilista. La ragazza gli aveva spiegato che probabilmente anche nel suo sangue scorreva il sangue di un Dio e che quando fossero arrivati al campo forse sarebbe stato riconosciuto; poi gli aveva fatto un disegno spiegandogli come fosse strutturato il territorio che li circondava e come fosse organizzato questa città di Nuova Roma.
Ichigo non aveva capito niente.
Ora, cercando di sfuggire alle unghiate dei mostri che continuano a inseguirli, e cercando di ignorare le bestemmie che la giovane gli tira dietro per via della sua inettitudine in combattimento, si è del tutto convinto che sia pazza, e si chiede perché l’abbia seguita, soprattutto quando è così evidente che nessuno dei due abbia la più chiara idea di dove stiano andando.
«Oi, Rukia! Non è che ci siamo persi?»
«Ti ho detto di chiamarmi Kuchiki, e io non mi perdo mai!»
«Ci siamo persi» afferma il ragazzo, seccato (e pensare che in tutto questo suo padre non l’ha chiamato nemmeno una volta! Genitore degenere!) «Cerchiamo di raggiungere quel grosso albero!»
«Ecco bravo così ti faccio un disegno!»
«Ma se non si capisce mai un cazzo dei tuoi disegni!»
Si inerpicano a fatica su una collinetta, mentre dietro di loro percepiscono l’arrancare dei ciclopi e di qualche dracena; Rukia si tiene il fianco, dove una ferita profonda inferta qualche ora prima sanguina copiosamente, sente il fiato venirle meno mentre si appoggia all’albero invocando la protezione di sua madre. Ichigo le sfila la spada di mano mettendosi in posizione di difesa, pur sapendo che la sua sarebbe una lotta impossibile: solo contro tutti quei mostri, non ha alcuna speranza.
Quando il primo ciclope, però, si getta contro di loro, accade l’inaspettato: una solida barriera invisibile lo respinge all’indietro e nemico emette un gemito frustrato di rabbia.
«Digrigna, Pantera!» l’urlo roco li coglie di sorpresa ed è con occhi spalancati che osservano un ragazzo dagli insoliti capelli color azzurro cielo, mentre si getta in avanti, scagliandosi contro i mostri che li hanno seguiti fino a lì.
«Figli di Ares, tutti così impazienti» borbotta un secondo giovane, seguendolo a passo calmo. La lama sguainata e gli occhi freddi, il suo sguardo percorre l’intera area calcolando meccanicamente il numero di nemici ed elaborando mentalmente la strategia migliore per eliminarli completamente.
«Pensa di meno e agisci di più, Tsukishima».
«Per poi finire come te in infermeria ogni volta? Non ci penso proprio Apacci» risponde il ragazzo «Ora, se tu e Charlotte pensate alle dracene, io vado a dare una mano a Jaegerjaques con i ciclopi. Hime, questa ragazza è ferita».
«Arrivo!»
È con aria stupita che Ichigo si volta, distogliendo finalmente lo sguardo dal combattimento per posarlo sulla delicata figura femminile che si avvicina alle sue spalle; lunghi capelli arancioni e occhi gentili, la riconoscerebbe ovunque e la prima domanda che gli attraversa il cervello è: «Inoue? Cosa ci fai tu qui!?»
La ragazza sobbalza e per poco non perde l’equilibrio, sgrana lo sguardo e si porta le mani al viso.
«Kurosaki! Per Zeus! Sei ferito!?»
«Io no, ma Rukia –»
«Kuchiki» borbotta la mora fissandola con aria ostile, tira Ichigo verso di sé costringendolo ad abbassarsi e gli sussurra in un orecchio, in modo tale che solo lui possa udirla: «Non nominare Campo Giove, né niente di ciò che ti ho raccontato finché non capiamo se possiamo fidarci o meno».
«Io non so nemmeno se mi fido di te» sibila il ragazzo «Ma Inoue la conosco da una vita».
Orihime si avvicina, senza fare domande e sorride gentile a Rukia.
«Permetti?» le domanda indicando il fianco.
Gli occhi blu della semidea si fissano nei suoi come a voler scrutare le sue reali intenzioni – perché la Kuchiki lo ha capito benissimo, questi sono greci e la cosa le puzza; si lascia convincere solo dopo qualche secondo, più che altro perché il fianco le fa davvero un male cane e percepisce la vista che comincia ad annebbiarsi.
«Non devi preoccuparti» sente dire alla rossa «Sono una figlia di Apollo e sono piuttosto brava in quello che faccio».
La vede allungare le mani sulla ferita e osserva ammirata l’alone di luce che viene sprigionato.
«Che tecnica eccezionale!» si lascia sfuggire.
«Davvero? Oh, ti ringrazio molto, Kuchiki, giusto? È una tecnica che ho sviluppato nel corso degli anni, l’ho chiamata Divino Scudo Gemello del Ritorno».
«Puoi chiamarmi Rukia» borbotta la mora esibendo un sorriso appena accennato «È un nome un po’ lungo, non credi?»
«Propriamente sarebbe Sōten Kisshun, ma mi sembra un po’ sciocco urlarlo come fanno Grimmjow e gli altri quando attaccano, voglio dire, non è come se sparassi raggi laser dalle mani e –»
«E il cazzo! Cosa ci fai qui? Come fai a fare quella cosa di luce? Perché lei può chiamarti Rukia e io devo chiamarti Kuchiki? E, soprattutto, cosa cazzo succede, qualcuno me lo spiega?» esplode Ichigo, tirando un pugno contro l’albero.
«Ehi, cazzone, se non la finisci di pestare l’albero di Oderschvank ti piallo la faccia» borbotta il ragazzo coi capelli celesti avvicinandosi a loro e passando una mano su un vistoso taglio su un braccio «Orihime, sistemami sta roba, adesso».
«E tu chi cazzo sei per chiamare Inoue per nome? Tua madre non ti ha insegnato a chiedere per favore?» domanda Ichigo improvvisamente scazzato.
«No, ma mio padre mi ha insegnato a spaccare in due i testa di minchia come te. Conosco Orihime da che avevamo sei anni e le parlo come voglio».
«Grimmjow! Kurosaki, per favore, ignoralo, Grimmjow ha sempre avuto un carattere un po’ particolare».
Il ragazzo si blocca, girando molto lentamente il viso verso di lei.
«Kurosaki? Oi, vieni qui un attimo» la prende per un braccio e se la trascina a qualche metro di distanza, approfittando dell’arrivo dei compagni usciti indenni dallo scontro e diretti a salutare i due nuovi giunti al campo.
«Mi stai dicendo che quello lì, con quella faccia da schiaffi, è Kurosaki? Il tizio di cui parli sempre, da tipo anni?»
Orihime arrossisce fino sopra i capelli e annuisce vistosamente mentre allunga le mani a sistemare il braccio dell’amico; le sue dita sono calde e delicate e si muovono leggere sulla sua pelle, Grimmjow mastica tra i denti un’imprecazione prima di riprendere a sibilarle «È un imbecille Orihime, non posso crederci! Ha dei capelli arancioni che sembrano colorati con un evidenziatore!»
«Anche io ho i capelli arancioni, Grimmjow, e non è che tu possa dirgli niente visto il colore dei tuoi» mormora piano la ragazza finendo di prestargli le prime cure.
«I tuoi capelli sono ben diversi» borbotta lui liberandosi dalla presa e dirigendosi a passi lunghi verso gli altri.
«Hime» la richiama Tsukishima, capo della casa di Atena «Visto che a quanto pare lo conosci, accompagni tu Kurosaki e la sua affascinante amica da Kisuke?»
La giovane annuisce e fa cenno ai due di seguirla.
«Mi dispiace di non averti mai detto niente prima» mormora tenendo lo sguardo basso sulle sue scarpe «Non sapevamo come fare, non è così semplice avvicinarti a qualcuno a cui tie-, che conosci e dirgli “Ciao, sai che ho un genitore divino”? Ecco mi chiedo solo come abbiamo fatto a non accorgerci che eri come noi».
«Inoue perché continui a parlare al plurale? Tu e chi?» non fa in tempo a finire di parlare che una voce fin troppo nota interrompe il suo flusso di pensieri.
«Ichigo?» Sado compare quasi dal nulla, trasportando tra le mani una serie di armature di dimensioni inusitate «Cosa ci fai tu qui?»
«Io? Cosa ci faccio io? Cosa ci fate voi! Oh, chi altro c’è che mi tenete nascosto? Ditemi un po’ Ishida gioca a fare il piccolo arciere con voi? O magari Tatsuki si diverte a prendere qualche mostro a calci in culo. No perché in questo momento sapete chi altro si sente preso per il culo? Il sottoscritto!»
«Chad, Kurosaki è arrivato prima all’albero di Oderschvank e a quanto pare, beh, anche lui è un semidio o qualcosa di simile, lo sto portando da Kisuke» mormora Orihme, cercando di trattenere le lacrime, perché nel sentire Ichigo rimbrottare a quel modo le viene un po’ da piangere, soprattutto pensando che è vero che gli hanno mentito e che non è stato carino da parte loro, non quando sono amici da tutti quegli anni.
«Vi conoscete?» domanda Rukia osservando la scena.
«Questi due ingrati, portatori di segreti e semidei dei miei stivali sono miei compagni di classe, li vedo tutti i giorni dell’anno, da anni. E tu» Kurosaki si volta di nuovo verso Sado «Tu sei mio amico da che eravamo alti mezzo metro!»
«E cosa dovevo dirti? Ciao Ichigo, mio padre è un dio butterato e io sono un figlio di Efesto? Mi avresti riso in faccia e ti avrei messo solo in pericolo. E lo stesso vale per Orihime, quindi vedi di non prendertela con noi, Ichigo».
Il ragazzo borbotta qualcosa di intellegibile e sospira.
«C’è qualcun altro oltre a voi?»
«No, no Tatsuki e Ishida sono persone normali» esclama Inoue agitando le mani e riprendendo a camminare «E anche Asano e Kojima!»
«E tu, invece, cosa saresti?» domanda Sado lasciando cadere la pila di armature per terra e avvicinandosi all’amico.
«Ah, non ne ho idea. Ma secondo questa spostata sono un semidio, non so sa dove le sia uscita visto che i miei genitori li ho ben presenti entrambi, ma oh, contenta lei contenti tutti»
«Sono sicura» interviene Orihime «Che ci penserà Urahara a fare luce su questo punto».
«Urahara?» domanda Rukia «È un nome che mi sembra di avere già sentito da qualche parte, ma non riesco a ricordare dove».
La casa grande ha le pareti azzurre e l’aria accogliente, anche se l’interno è quanto di più irrealistico i due nuovi arrivati abbiano mai visto; teste di animali e artefatti magici si trovano appesi alle pareti, accostati ad elementi estremamente moderni come una televisione al plasma e un impianto stereo ultimo modello.
Orihime non fa in tempo ad aprire la porta dello studio che questa si spalanca e una donna dalla carnagione scura e gli occhi profondi quasi le va a sbattere addosso.
«Orihime, stai attenta!» le parole però le muoiono in gola nel vedere Rukia, i suoi occhi si fissano sul tatuaggio sul suo arto per poi saettare su tutti i presenti.
«Dentro. Tutti. È un ordine».
Kisuke Urahara, i piedi sulla scrivania e il cappello a coprirgli il viso, li guarda entrare, sbirciando le loro mosse e studiandoli senza farsi vedere; di sottecchi, lascia che i suoi occhi si posino sull’avambraccio della sconosciuta e sospira interiormente, senza però spostarsi di mezzo centimetro. Non muove un muscolo, finché non è Yoruichi stessa a buttargli giù i piedi dal tavolo, dandogli dello svogliato figlio di buona donna.
«Ho capito, ho capito» borbotta «Cos’abbiamo qui?»
Orihime inizia a raccontare e l’uomo ascolta con aria interessante, mettendosi a sedere composto solo nel momento in cui è finalmente Kurosaki a iniziare a parlare, integrando la storia di Inoue con ciò che gli è accaduto negli ultimi giorni e la marea di stranezze che gli hanno investito l’esistenza.
«Una storia a dir poco affascinante, non credi anche tu Yoruichi?» domanda Kisuke, senza davvero attendersi una risposta «E una compagna di viaggio ancora più interessante, come posso chiamarti, Signorina?»
«Mi chiamo Rukia Kuchiki» borbotta la ragazza.
«Potrei vedere meglio quel tatuaggio, Signorina Kuchiki?» le chiede Urahara allungano il dito «Oh, sette anni nella legione, notevole. Non mi sarei aspettato niente di meno da una figlia di Bellona».
«Bellona?» domanda Orihime perplessa, conosce tutte le divinità greche, ma questa non l’ha mai sentita.
«Comprendo la tua sorpresa, starai pensando che non ne hai mai sentito parlare ed è più che legittimo. Bellona è una dea della guerra, compagna di battaglia Marte. Ed è una dea romana».
«Oi, Kisuke, frena un attimo, prima di metterti a raccontargli la rava e la fava di questa storia c’è qualcosa che vorrei che facessero» borbotta Yoruichi alzandosi in piedi e mettendosi a camminare per la stanza «Quello che vi diremo ora deve rimanere intra nos, tra noi e nessuno al fuori da questa stanza deve saperne niente. Voglio che tutti mi diate la vostra parola, e quando dico tutti intendo tutti e cinque, anche il pirla che ascolta di straforo da dietro la porta».
Apre di scatto l’uscio dello studio e Grimmjow, trovandosi senza un appoggio, si ritrova a schiantarsi con il naso sul pavimento cacciando una bestemmia dentro l’altra.
«Miseria schifa» borbotta rialzandosi «Non stavo origliando, mi stavo solo sincerando che quella faccia di merda coi capelli color evidenziatore e la sua amica non stessero facendo niente di losco. La sicurezza prima di tutto».
«Cazzo vuoi, ma ti sei visto allo specchio? Sembri scappato da un centro sociale».
«Finitela. Entrambi. Ora» li minaccia Yoruichi e il suo tono non ammette repliche «Invece di perdere tempo, giurate sullo Stige, tutti e cinque».
Come vede che la collega è riuscita a strappare a tutti la promessa di mantenere il silenzio, Urahara riprende il suo discorso.
«Vi hanno insegnato e vi hanno fatto credere che Campo Mezzosangue fosse l’unico luogo sicuro per quelli come noi, vi hanno sempre detto che non esiste niente altro e che nessun posto è sicuro per un semidio. Vi hanno mentito. Vi abbiamo mentito. Esiste un luogo, vicino a San Francisco, sicuro tanto quanto– No, più sicuro di questo. Il suo nome è Campo Giove e come intuirete dal nome stesso è l’equivalente del nostro campo, ma i semidei che lo abitano sono romani».
«Romani?» mormora Orihime dubbiosa.
«Romani. La duplice natura degli dei è sempre stata il loro più grande punto debole, così come la mancanza di controllo che hanno sulla loro doppia personalità, ma questo è un discorso troppo lungo da affrontare in questo momento. Quello che vi serve sapere è che sì, esiste un altro campo, un campo romano e se gli dei e i rispettivi direttori hanno pensato bene di tenervelo nascosto non è stato per cattiveria, ma per evitare una guerra di proporzioni epiche. Greci e romani non sono mai andati troppo d’accordo».
«E per troppo d’accordo intende la guerra di secessione» interviene Yoruichi sollevando un sopracciglio, come ad indicare che la scelta dei termini non è esattamente adeguata.
«Quisquilie» prosegue l’uomo «In ogni caso Campo Giove è molto diverso da quello Mezzosangue, è più militarizzato, vigono un ordine rigoroso e un forte rispetto per le regole; i semidei sono divisi in legioni al cui capo si trovano due pretori».
«Io sono uno dei due pretori» borbotta Rukia sollevando il viso.
«Sempre più nella merda» geme Yoruichi.
«Su, su. Un pretore, eh? Kuchiki… Avrei dovuto capirlo già dal nome».
«Sì, beh, tutto questo è molto affascinante, ma io come c’entro?» esplode Ichigo, a cui di tutta quella manfrina su due campi non importa nulla «Mio padre è vivo e vegeto e purtroppo sono ben sicuro di condividere con lui fin troppi geni, mia madre è morta che avevo nove anni e me la ricordo benissimo».
«Questo perché probabilmente non sei esattamente un semidio, ma un discendente di uno di loro. Non sta a me raccontarti la storia della tua famiglia Kurosaki, ma credimi quando ti dico che in te scorre il sangue di Giove».
«Ma Kisuke è impossibile. Non che non ci creda, ma sappiamo tutti cosa avviene ai semidei quando crescono, le nostre aspettative di vita sono basse e difficilmente… Beh, difficilmente arriviamo ad avere una famiglia».
La voce di Orihime si abbassa sempre di più, finché la ragazza non china il capo e rimane in silenzio; Grimmjow la guarda e mastica tra i denti una bestemmia, perché non è giusto che debba vederla intristirsi a quel modo ogni volta, non è giusto che debba bollare i suoi sogni per il futuro come irrealizzabili, perché tanto prima o poi la morte arriva a colpirli, e loro lo sanno: le Moire non si fanno problemi a tagliare il filo della loro vita.
«Non a Nuova Roma» interviene Rukia, attirando su di sé lo sguardo stupito dei tre semidei greci.
«Nuova che?» domanda Chad spalancando la bocca.
«Nuova Roma» interviene Yoruichi appoggiando una mano sul capo di Inoue «La città situata di fianco a Campo Giove, protetta da Terminus, dio dei confini; i membri della legione vi si ritirano dopo avere prestato servizio per dieci anni. Ci sono università e abitazioni ed è perfettamente protetta».
«Vaffanculo, perché noi non abbiamo una cosa simile? Dillo a quelli che ci sono rimasti secchi usciti da qui che potevano andare a farsi le terme con dei romani del cazzo» sbotta Grimmjow inferocito «Invece no, noi ci becchiamo questo campo del cazzo e durante l’anno ci tocca pure evitare i mostri come fossimo birilli a una cazzo di partita di bowling, mentre questi se la godono».
«Grimmjow, stai esagerando» lo ammonisce Orihime, appoggiandogli con gentilezza una mano sul braccio. Il giovane vorrebbe ritrarsi a quel contatto, ma la verità è che lei è l’unica che può permettersi di dirgli una cosa simile, perché nella sua voce non c’è mai un tono di astioso rimprovero, ma solo dolcezza e comprensione. E ogni volta che le sue mani calde e morbide lo sfiorano, Grimmjow deve trattenersi dal crogiolarsi in quel contatto.
«In ogni caso» li interrompe Urahara ignorandoli bellamente «Immaginavo che questo moment sarebbe arrivato, non per nulla l’oracolo era inquieto di recente».
«Con tutto il dovuto rispetto» interviene Chad «Il nostro oracolo è una mummia, come fa ad essere inquieta?»
«Se non sai leggere i segni, Sado, non è colpa mia!»
«In effetti anche il nostro Augure di recente ha ricevuto solo presagi funesti».
«Non mi fiderei del vostro Augure, signorina Kuchiki, nemmeno se fosse l’ultimo rimasto sulla terra, ma i libri sibillini parlano chiaro e –»
Rukia quasi cade dalla sedia.
«I libri sibillini? Lei ha letto i libri sibillini? Solo il capo del senato sa dove sono custoditi, e solo perché è stato Pontifex Maximus!».
«Ah, non dubito che il vecchio Yamamoto li creda al sicuro, ma ciò non toglie che sono molto più accessibile di quanto non immagini. Speriamo solo che nessuno cerchi mai di impossessarsene».
«Kisuke…» l’ammonimento di Yoruichi arriva troppo tardi, perché Rukia è già scattata in piedi con gli occhi spalancati e la bocca aperta.
«Si può sapere chi siete voi due? E come fate a sapere tutte queste cose su Campo Giove?»
La donna sbuffa, lanciando un’occhiata al collega, come a dirgli “te la sei cercata, imbecille”; l’uomo si alza e solleva lentamente una manica della camicia, rivelando un tatuaggio che erano anni non vedeva la luce del sole.
«Urahara Kisuke, dieci anni di servizio nella terza coorte, prima centurione, poi senatore. Lo sapete qual è la cosa più interessante di mio padre? Che Apollo non cambia mai nome da greco a romano, come dice lui “la perfezione non si può migliorare”».
«Yoruichi Shihoin, figlia di Marte, dieci anni di servizio nella prima coorte, prima centurione, poi beh… questa è un’altra storia. E chiudete quelle bocche, sembrate dei fessi».
Cinque mascelle vengono faticosamente richiuse, mentre Rukia torna a scivolare con lentezza sulla sedia, senza parole.
«In ogni caso» riprende Kisuke «Sapevamo che sarebbe giunto il momento in cui i due campi si sarebbero incontrati, è per via della profezia. A lungo hanno pensato che fosse relativa a un membro di Campo Giove, ma quando siamo giunti qui abbiamo scoperto che anche l’Oracolo greco aveva formulato la stessa profezia. Come dicevo, era solo questione di tempo».
«La profezia?» domanda Rukia.
«Non sarà mica quella che penso io?» continua per lei Orihime.
«A Half-Blood of the eldest gods, Shall come of age against all odds, And see the world in endless sleep. The hero's soul, cursed blade shall reap, A single choice shall end his days, Olympus to preserve or raze» sussurra Yoruichi e il suo tono è incredibilmente serio mentre con lo sguardo percorre tutti loro «A questo punto non riesco a non pensare che centriate qualcosa anche voi. Tutti e cinque».
«Ma nessuno di noi è figlio degli dei maggiori, anche Kurosaki. Tecnicamente è un discendente di Giove» replica Inoue aggrottando le sopracciglia.
«Le profezie sanno essere molto infingarde, Orihime, è difficile interpretarle con certezza prima che gli eventi di cui parlano si mettano in moto e, soprattutto, è pressoché impossibile evitarle. Non pensateci troppo, piuttosto, vedete di mostrare a questi due il campo, per mentre io e Kisuke andiamo a parlare con il Signor S. e cerchiamo di risolvere questa faccenda dei due campi, possibilmente cercando di evitare un’altra guerra civile».
«Ciò non toglie che chiunque di poi può essere l’eroe delle, della profezia. Non ho idea del contesto, non ancora, ma no abbassate la guardia. E ora, sciò, tutti fuori dalle balle» conclude Urahara, sbattendoli quasi fuori.
«Il Signor S. non sarà contento» commenta Yoruichi seguendoli con lo sguardo dalla finestra.
«E quando mai Starrk è contento di qualcosa? Sembra che gli abbiano succhiato la voglia di vivere a quello».
«In ogni caso, sarà il caso di parlarne anche con lui».

Le parole di Urahara risuonano ancora fin troppo nitide nelle loro menti ed è con la testa per aria che Orihime guida il gruppo attraverso il campo, mostrando ai nuovi arrivati i campi di pallavolo, l’anfiteatro, l’arena, le stalle e i campi di fragole.
«Secondo me centra quel fracassa maroni di Ginjo» borbotta Grimmjow camminando spedito davanti a tutti «Con quel suo sorrisetto del cazzo e quel suo modo di tirarsela perennemente».
«Dici così solo perché è figlio di Zeus e non ti è mai piaciuto» risponde Chad.
«A qualcuno piace quello?»
«Beh, ma Kugo è una brava persona, a me non dispiace».
Ichigo e Grimmjow si girano contemporaneamente verso la rossa, sollevando un sopracciglio ciascuno.
«Non lo conosco, ma sono sicuro che c’entri qualcosa» borbotta Kurosaki.
«Visto? Lo sente pure la mezza sega, è decisamente sospetto».
«Mezza sega ci chiami tua madre».
«Quando avete finito, possiamo andare verso gli alloggi?» borbotta Chad che oramai a separarli nemmeno ci prova.
«Come sono gli alloggi della vostra legione?» domanda Rukia improvvisamente interessata.
«Legione?» Orihime la guarda perplessa «Oh, ma qui non siamo divisi per legione, le cabine sono divise a seconda del genitore divino, Grimmjow è nella cabina di Ares, io in quella di Apollo, Chad in quella di Efesto e via dicendo. Kurosaki probabilmente andrà a dormire in quella si Zeus e tu, Rukia… Beh, non esiste Bellona, ma immagino che fingeremo di non sapere il tuo genitore divino e quindi andrai a dormire nella cabina di Ermes, loro accolgono tutti. Ti offrirei di venire a dormire con me, ma beh… Tesra è un po’ difficile ed è lui il rappresentate della casa. O in alternativa potresti andare coi figli di Ares. Grimmjow si può fare?»
«Ah capirai. Basterà dire a Milarose e Apacci di sgombrare un letto, e a Nnoitra ci penso io. Sempre meglio che fracassarsi le palle con i figli di Ermes».
«Ehi! Guarda che Jackie è adorabile».
La vasta radura si apre di fronte ai loro occhi, nel mezzo un enorme fulò manda alte fiamme verso il cielo, tutto d’intorno si ergono le cabine dei semidei.
«Grimmjow, Rukia andate a parlare con Nnoitra, io e Sado portiamo Kurosaki da Kugo».
Ichigo osserva i due allontanarsi, domandandosi se sia saggio lasciare Kuchiki con quello spostato dai capelli celesti, ma in fondo si fida del giudizio di Orihime. E a proposito di Orihime…
«Inoue, com’è che qui chiami tutti per nome? E a scuole invece l’unica di cui non usi il cognome è Tatsuki?»
La ragazza arrossisce vagamente.
«Ho iniziato a venire al campo dopo la morte di mio fratello, e non ci sarei mai arrivata se non mi avessero aiutata. Quando sono arrivata qui ho trovato Chad e mi sono ricordata di averlo già visto a scuola, anche se all’epoca era un’altra classe e niente. Ho iniziato a venire qui tutte le estati anche io e questa è diventata un po’ la mia casa e qui ho una famiglia e dei fratelli e ci conosciamo tutti da un sacco di tempo. Mentre a scuola, beh… Non vorrei essere invadente, ecco. E anche tu mi chiami per cognome, Kurosaki».
Ichigo borbotta qualcosa, guardandosi la punta delle scarpe e imprecando mentalmente, in quel momento la porta della cabina uno si apre e un ragazzo alto e muscoloso esce all’esterno.
«Oh, Inoue, posso fare qualcosa per te?» domanda gentilmente, però non sorride.
«Kugo, questo è Ichigo Kurosaki. Urahara sostiene che è discendenza di Zeus e quindi chiede se può dividere la cabina con te».
Il moro si volta e studia il nuovo arrivato per qualche istante, quindi batte una manata sulla sua spalla e scoppia in una risata.
«Come no, come no, cominciavo a sentirmi tutto solo là dentro. Io mi chiamo Kugo Genji, vieni che ti mostro la reggia. Papà è riuscito a farsi costruire la cabina migliore, e forse la sua statua ti metterà a disagio all’inizio, ma tu non farci caso».
Orihime li osserva scomparire dietro la porta, sentendosi leggermente in ansia.
«Andrà tutto bene Orihime, non preoccuparti troppo. Io me ne torno nella cabina di Efesto, a stasera».
La ragazza annuisce, dirigendosi a passo spedito verso la casa di Apollo, passando davanti a quella di Ares, prega mentalmente che Rukia non stia avendo problemi di sorta e che Grimmjow riesca a convincere Nnoitra a farla restare.
Incredibilmente per tutti Nnoitra Gilga non muove nessuna obiezione alla presenza di Kuchiki, anzi le si avvicina con aria incuriosita e la scruta come se la conoscesse.
«Ti ha mandata lui?» domanda quindi a voce tanto bassa che solo lei possa udirlo.
Rukia aggrotta lo sguardo e si trattiene dal fare un passo indietro, quel ragazzo la inquieta, c’è qualcosa in lui che le urla di scappare, di non fidarsi, di andare via.
«Non so di che parli» replica piano.
Nnoitra sventola una mano come per scacciare una mosca fastidiosa da davanti al viso, quindi fa per uscire dalla cabina.
«Può restare, a patto che non faccia casini e non rompa i coglioni a nessuno. Se scopro che qualcuno si lamenta ti ammazzo, hai capito ragazzina?»
Vorrebbe vederlo provarci, ma si limita ad annuire, quindi segue Grimmjow che le presenta il resto dei suoi fratelli e sorelle.


San Francisco, Campo Giove.
I libri sibillini sono un insieme di profezie conservate dall’epoca romana, si credevano perduti nel tempo, distrutti, bruciati, finché un giovane legionario del Campo non riuscì a ritrovarne dei frammenti; in seguito a una lunga missione, durata due anni, costata decine di morti e uno scontro con le Amazzoni, il giovane legionario era riuscito a recuperare e ricostruire, con l’aiuto di alcuni compagni, l’intero libro.
Il suo nome era Kisuke Urahara e i libri sibillini divennero il più grande tesoro della città.
Ad oggi, sono conservati in un luogo sconosciuto, apparentemente segreto; non solo perché rivelano il futuro, ma anche perché al loro interno vi sono conservati segreti che ai mortali e ai semidei non dovrebbe essere lecito conoscere, poteri che nessuno dovrebbe mai ottenere.
Il senatore Aizen si alza dal suo scranno, sorridendo appena al giovane pretore.
«Non è il caso di preoccuparsi, Hitsugaya» dice con voce pacata, sorridendo da dietro gli occhiali «Sono sicuro che Kuchiki sappia quello che sta facendo, ma se proprio sei così preoccupato sentirò alcuni dei miei vecchi contatti al nord».
Il giovane annuisce, grato. È insolito che Rukia scompaia per così tanto tempo, senza dare notizie di sé. Di solito provvede sempre a mandare nota della sua posizione, ogni otto ore, è quello il patto. Così che entrambi sappiano se è accaduto qualcosa di imprevisto, e lui è più che certo che la ragazza non sia in una situazione per cui le è possibile comunicare.
Non si capacita di come suo fratello, il senatore Byakuya Kuchiki, posa rimanere così calmo in questo frangente, perché se fosse stata sua sorella ad essere sparita, lui avrebbe subito organizzato il necessario per inviare una squadra di ricerca.
Si volta ed esce dal senato, dirigendosi verso il campo dove sa già dovrà placare la rabbia di Abarai, centurione della terza Coorte, le ansie di Hinamori e le preoccupazioni di Kira.
Alle sue spalle Aizen sorride e le sue labbra si stirano in un ghigno che assume improvvisamente una sfumatura inquietante.
«È tutto pronto, Gin?» domanda e dalle ombre emerge un uomo dal viso affilato e gli occhi sottili.
«Tutto come da programma, secondo il nostro contatto la giovane Kuchiki è arrivata al Campo greco. Comunque vada, nei prossimi giorni, saranno troppo impegnati a organizzare il contatto senza scannarsi per prestare attenzione a noi».
«E se ci andrà particolarmente bene, forse, si scatenerà anche una guerra» aggiunge un uomo dalla carnagione scura e gli occhi bianchi.
«Chi sono io per smentire le parole dell’Augure» sorride Aizen «Jin, Tosen, preparatevi. Stiamo per dare inizio all’operazione: Fourteen Days for Conspiracy».
«Era ora» commenta Ichimaru «E vedremo in quanti saranno ancora in piedi alla fine».

  Già, noi tutti
  sogniamo ad occhi aperti
  di volare in cielo.
Bleach.
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