Alexiel Mihawk (alexiel_hamona) wrote,
Alexiel Mihawk
alexiel_hamona

[One Piece] al termine della notte

fandom: one piece
titolo: al termine della notte
prompt: medioevo!AU
parole: 1356
note: ambientata alla fine dell'assedio di Costantinopoli del 1204.


I crociati avevano invaso la città assaltandola come barbari.
Avevano sbarrato le porte e si erano arrampicati sulle mura per difendere la loro città con tutto quello che avevano, dalla pece bollente ai sassi, le balestre, gli archi e i forconi: senza una guida, senza tattica o qualcuno che facesse loro da condottiero, erano riusciti a resistere appena quattro giorni.
I Veneziani e le loro truppe di incivili erano entrati a Costantinopoli facendo razzia di tutto ciò che avevano trovato di fronte a loro; le fiamme si erano alzate verso il cielo, avvolgendo la città con uno spesso fumo che aveva rubato l’aria ai suoi abitanti, ad alcuni anche la vita.
Gli altri erano scappati a salvarsi come potevano, cercando di sfuggire alla furia cieca degli invasori, alle lame che si abbattevano senza alcuna pietà sui loro corpi inermi, e alle lance che trafiggevano cittadini in fuga. Il massacro e le razzie erano durati per tre giorni interi, mentre la città si riempiva di corpi esanimi e donne piangenti. Nemmeno Santa Sofia era stata risparmiata dalla furia cieca dei crociati: erano entrati nelle chiese, nei santuari e nelle case, avevano ucciso uomini e bambini, avevano violentato le donne e le avevano trucidate e non si erano fermati finché non era stato detto loro di farlo.
Le immagini di quei giorni sfrecciavano davanti agli occhi di Bonney come un incubo, riflesse nella sua amata città in rovina; file di fumo salivano lente verso il cielo, mentre il sordo vocio delle milizie crociate arrivava fino a lei.
Scivolò piano oltre un muro diroccato, cercando di farsi più piccola nei suoi vestiti stracciati, stringendo al seno i pezzi di stoffa, cercando di coprirsi come poteva e di evitare di incappare nuovamente in qualche soldato.
Era stata fortunata, alla fine era sopravvissuta. Sua madre l’aveva nascosta in una vecchia botola, nascosta a sua volta sotto una piastrella mobile, nessuno dei crociati aveva sospettato che ci fosse una cavità nel pavimento, troppo impegnati a depredare il palazzo e a violentare sua madre e le ancelle.
Bonney si era fatta forza e si era imposta di ascoltare ogni urlo, ogni richiesta di preghiera, ogni risata di scherno, promettendo a sé stessa che mai avrebbe dimenticato quel giorno – come se fosse stato possibile – e che mai avrebbe perdonato.
Era uscita dopo qualche giorno, quando aveva capito che suo padre non sarebbe venuto a cercarla; si era fatta coraggio ed era emersa dal suo nascondiglio, aveva scavalcato il corpo esanime di sua madre e si era avviata verso l’ingresso. Aveva incontrato i primi soldati dopo appena un quarto d’ora e nel momento in cui si erano avventati contro di lei stracciandole i vestiti e toccandola con le loro mani sporche di sangue e fumo, Bonney aveva pensato che sarebbe morta.
Aveva stretto gli occhi e aveva cercato di non pensare, si era imposta di non urlare e questo aveva eccitato di più i crociati; l’elsa della spada le era arrivata in testa e il mondo era diventato nero. Quando si era risvegliata era di nuovo sola, il mondo intorno a lei non era più il suo, ma almeno era ancora viva.
Iniziava ad accusare la stanchezza degli ultimi giorni, nel retro della sua mente provata, una parte di lei desiderava ancora un bagno caldo e un letto morbido, sognava di svegliarsi e scoprire che non era stato altro che un incubo.
Girò un angolo, confidando nella penombra della sera e si nascose appena in tempo dietro una porta, prima di essere vista da un gruppo di uomini armati che uscivano sghignazzando da una porta.
«Avresti dovuto vedere la sua faccia» rise uno di loro.
«Povera troia».
«Non mi fanno pena questi ricchi del cazzo, altro che poveri e poveri».
Veneziani, pensò Bonney digrignando i denti. Un giorno avrebbe imparato a ucciderli e avrebbe avuto la vendetta che desiderava con tutto il cuore, ma non era il momento: era necessario che avesse pazienza, una dote di cui no era mai stata provvista fino a quel momento.
Scivolò sono un arco diroccato, entrando nella piccola basilica in fondo alla strada, non stava prestando attenzione, o forse, più semplicemente, l’uomo era nascosto dalle ombre e dal fumo: gli andò a sbattere contro.
Indietreggiò, scivolando sulla strada sconnessa e cadde a terra, stringendosi d’istinto le braccia al petto, come ad evitare che i vestiti stracciati mostrassero più di quanto non volesse.
«Tutto bene?» domandò una voce.
L’uomo la sovrastava, protetto da una lucida armatura argentata, la spada appesa al fianco e l’elmo sottobraccio. Sospirò nel vederla indietreggiare inconsapevolmente; quindi si accucciò di fronte a lei, appoggiò l’elmo a terra e le tese una mano.
«Va tutto bene, non ti farò del male» si bloccò un istante «Mi capisci?»
«Parlo quattro lingue» rispose la ragazza, in un italiano impeccabile.
Quindi si diede dell’idiota, era la risposta più stupida che potesse dargli, non solo rivelava la sua istruzione, ma non c’entrava un fico secco con quanto l’uomo le aveva appena chiesto.
«Mi chiamo Francesco Dracone, non ti farò niente» continuò l’uomo sorridendo incoraggiante.
«Fracisco Dracon? Francis. Io sono Petra»
«Pietra?»
«No, Pe- lascia stare» scostò la sua mano con un gesto del braccio, per pentirsene subito dopo, on era certo sua intenzione provocare un crociato, soprattutto visto come si erano comportati in quegli ultimi giorni «Nella tua lingua significa Gioiello, Pietra preziosa»
«Jewelry è più semplice. Vivi qui?» domandò ancora l’uomo aiutandola lo stesso ad alzarsi.
«Non esiste più un qui» rispose piano Bonney, abbassando lo sguardo.
L’uomo non rispose.
Sarebbe stato del tutto inutile dirle che disapprovava il modo in cui quella farsa spacciata per crociata era stata gestita, disapprovava il modo in cui erano stati trattati gli abitanti della città, il modo in cui anni di passato comune erano stati rasi al suolo. Disapprovava molte cose, ma c’era ben poco che potesse fare per cambiare la situazione.
«Perdonami».
«Hai ucciso molte persone?» gli domandò Bonney, senza distogliere lo sguardo dal suo.
«Ho ucciso soldati nemici, perché sono un soldato ed è il mio dovere».
«Hai ucciso molte donne? Molti bambini? Hai violentato, razziato, stuprato, distrutto e incendiato?»
«Diamine, ragazzina! NO!» indietreggiò di un passo senza rendersene conto, gli occhi della giovane erano ben piantati nei suoi; per un attimo gli apparve come se non avesse paura di niente, poi si rese conto dei vestiti stracciati, delle mani strette a forza attorno al seno con le unghie piantate nei palmi fino a farli sanguinare, notò la ferità non rimarginata sulla tempia e il leggero tremore delle spalle.
«Allora non hai nulla per cui scusarti» gli disse ancora, Bonney, con voce incerta.
Francis sospirò ancora una volta.
«Hai fame?»
«Sempre».
«Vieni con me» si girò, aprendo una piccola porta alle sue spalle, quindi vedendola esitare cerco di rassicurarla come poteva «Non ti farò del male, te lo prometto. Nessun altro te ne farà».
Jewelry annuì piano, seguendolo con incertezza, non si fidava, non davvero, ma ancora una volta quando si trattava di lei la fame e la stanchezza avevano avuto la meglio sul buon senso. La stanza era piccola e spartana, una volta dovevano esserci stati degli arazzi appesi alle pareti, ora erano spariti; in centro alla stanza c’era un tavolo di legno grezzo sul quale era stata appoggiata una sacca striminzita.
Francis si sedette su una delle sedie malandate e le fece cenno di avvicinarsi, quindi aprì la sacca di tela e tirò fuori un pezzo di pane, lo spezzò in due e le porse il pezzo più grosso.
«Non è molto, ma è tutto quello che ho al momento».
Bonney sentì le lacrime salirle agli occhi, ma ancora una volta si impose di non piangere.
«Grazie» mormorò piano.
«C’è una panca là dietro» disse l’uomo, indicando una spessa parete di legno, «riposati, quando te la sentirai troveremo un modo per farti scappare da qui».
Jewelry si bloccò con la mano a mezz’aria, il pane si ruppe nella sua stretta e un pezzo cadde sul tavolo davanti a lei; non era sicura di avere capito bene.
«Perché?» domandò soltanto.
«Perché non sono un mostro» rispose piano Francis «E perché a Costantinopoli ci sono già stati abbastanza morti».
Tags: no tag
Subscribe
  • Post a new comment

    Error

    default userpic
    When you submit the form an invisible reCAPTCHA check will be performed.
    You must follow the Privacy Policy and Google Terms of use.
  • 0 comments